Ricorre in questi giorni la memoria di Josef Mayr-Nusser, che la Chiesa cattolica ha proclamato beato nel 2017. Il 4 ottobre del 1944 Josef dichiarava davanti ai suoi commilitoni ammutoliti che non avrebbe pronunciato il giuramento di fedeltà a Adolf Hitler. La cerimonia era prevista per il giorno dopo.

Fare memoria non significa semplicemente ricordare. Nemmeno ritualizzare una ricorrenza. Non si tratta di organizzare eventi e fare discorsi di circostanza, ma di declinare il messaggio di una vita nella realtà di oggi. L’oggi è il prodotto del passato e il futuro dipende dalle scelte del presente.
Tra i molteplici temi che Mayr-Nusser ci ha lasciato in eredità, c’è quello del sapersi informare per formare la propria coscienza, allo scopo di compiere la scelta giusta anche, come nel suo caso, a costo della vita. L’informazione libera e completa viene meno in situazioni come le dittature e la guerra. Due realtà che hanno accompagnato la vita di Josef e che, drammaticamente, si mostrano anche i giorni nostri. Le dittature sopprimono la libertà di pensiero e nascondono la verità. La guerra usa le notizie come armi, strumentalizza il lavoro dei giornalisti e diffonde senza alcuno scrupolo bugie e mezze verità. Sappiamo che attraverso i social media, ma non solo, la disinformazione tattica è particolarmente facile. Tanto più che i fruitori dei social in gran parte non sono più in grado di distinguere il falso dal vero.
Che cosa sappiamo veramente di quanto accade in Ucraina, in Russia, in Israele e Palestina, negli altri oltre cinquanta scenari di guerra? Poco. Nulla. Soprattutto quando siamo convinti di sapere tutto, siamo stati forse abilmente manipolati.
Josef Mayr-Nusser, assieme alla sua comunità, è stato capace, malgrado due dittature, di raccogliere gli elementi necessari a sviluppare un giudizio e a formare la propria coscienza.
Ci vedeva chiaro. Ad esempio, quando scrisse (parole che suonano di una qualche attualità): “Osserviamo oggi con quanto entusiasmo, anzi spesso con quale cieca passione e dedizione incondizionata le masse si consegnano ai capi (Führer). Ci tocca oggi assistere a un culto del capo che rasenta l’idolatria. Tanto più può meravigliare questa fede appassionata nei leader, dal momento che siamo in un’epoca piena delle più straordinarie realizzazioni dello spirito umano in tutti i campi della scienza e della tecnica, in un’epoca piena di scetticismo in cui il singolo non vale niente, ma conta solo la massa, il numero”.