Se, come penso, fosse innocente? La giusta decisione del vescovo

di Paolo Bill Valente | billpaolovalente.com – 10.9.2025

La diocesi di Bolzano-Bressanone torna al centro dell’attenzione mediatica per la questione degli abusi, emersa con forza dopo che, alla fine di gennaio di quest’anno, è stato presentato un rapporto su “Abuso sessuale di minori e persone vulnerabili ad opera di chierici nel territorio della diocesi di Bolzano-Bressanone dal 1964 fino al 2023”, redatto da uno studio di avvocati di Monaco, su incarico della stessa diocesi.

Non entriamo qui nel merito del Rapporto, di come esso è nato, ha preso forma, è stato presentato e poi tenuto in considerazione (e nemmeno su come è affrontata, in generale, la questione degli abusi e la comunicazione ad essa collegata).

Benché le vicende esaminate dagli avvocati fossero riportate in forma anonima, è stato subito chiaro che il “caso 16” si riferiva a don Giorgio Carli, sacerdote allora incaricato per la pastorale italiana nella zona di Vipiteno. La sua storia infatti aveva riempito le pagine dei giornali per anni, a partire dal 2003.

Il clima tossico creatosi attorno a lui dopo la pubblicazione del Rapporto lo ha indotto a chiedere di essere trasferito. Così il vescovo diocesano ha deciso di metterlo a disposizione delle comunità dell’Alta Pusteria. Una disposizione che, una volta resa pubblica, ha scatenato sonore proteste, tanto che il vescovo, dopo pochi giorni, si è visto costretto a revocare la nomina.

Quello di don Giorgio è un caso assai controverso per come è emerso, per come è stato trattato e per i suoi esiti, fino a oggi. Fatto sta che non si è mai giunti a un giudizio univoco e definitivo. E soprattutto: tutti coloro che lo conoscono – tra cui chi scrive – lo ritengono innocente.

La storia

In breve, la storia. Don Giorgio Carli era stato arrestato nel 2003 con l’accusa di aver abusato, nei primi anni ‘90, di una minorenne sua parrocchiana. Un’accusa assai grave, che era emersa dopo una lunga serie di sedute di psicoterapia, resasi necessaria più di dieci anni dopo i fatti, perché la ragazza, all’università, manifestava disagi e difficoltà nel sostenere gli esami. Don Carli si è sempre dichiarato innocente.

Pochi mesi dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, la parte offesa aveva avanzato in via stragiudiziale pretese di natura civile nei confronti della diocesi di Bolzano-Bressanone. Il processo di primo grado si è tuttavia chiuso nel febbraio 2006 con la piena assoluzione di don Giorgio, “perché il fatto non sussiste”.

Il processo di appello, nel 2008, si è invece risolto con la condanna di don Carli a sette anni e mezzo di reclusione. Si stabiliva inoltre che, nei confronti della parte offesa, il sacerdote era tenuto al risarcimento danni. Ma nel marzo del 2009 la Corte di cassazione annullava la sentenza. Per prescrizione. La Corte, d’altra parte, lasciava aperta la responsabilità civile del sacerdote nei confronti della parte offesa. Per il risarcimento è stata quindi avviata un’azione civile (per responsabilità oggettiva per gli atti dei dipendenti) nei confronti della diocesi e della parrocchia, oltre che di don Carli. La vicenda è terminata nel 2015, con un risarcimento alla giovane, deciso attraverso un accordo extragiudiziale (che non significa ammissione di colpa, ma per chiudere la questione e limitare i danni).

La diocesi, e tutti i tre vescovi che hanno seguito la vicenda (Egger, Golser, Muser), si sono sempre detti convinti dell’innocenza di don Giorgio Carli. È per questo motivo che egli ha sempre potuto esercitare il suo ministero nella pastorale fino a oggi, con piena soddisfazione dei fedeli a lui affidati.

Dieci mesi dopo la sentenza della Corte di cassazione, la Congregazione per la Dottrina della Fede comunicava a sua volta la sua valutazione:

“Esaminato attentamente il caso …  questo Dicastero ritiene che non sia possibile individuare con certezza morale elementi che definiscano la colpevolezza […]”. “Pertanto, questo Dicastero ritiene che si possa archiviare il caso”.

Il Dicastero invitava la diocesi “a vigilare con attenzione sull’operato del predetto sacerdote, perché siano evitate future occasioni di scandalo”.

Questi percorsi giudiziari in sede penale, civile e canonica lasciano dunque spazio a molte interpretazioni, non essendoci da un lato una sentenza penale definitiva e risolutiva (terzo grado), rimanendo però aperta quella responsabilità, in sede civile, che ha portato al risarcimento, accettato dalla diocesi, ma solo “per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile”.

Colpevole o innocente?

Nei fatti tutto parla a favore dell’innocenza di don Giorgio Carli. Le prove nei procedimenti sono state essenzialmente gli esiti di sedute di psicoterapia, mai prove concrete. Questo è certamente singolare e discutibile. Non sembrano esserci precedenti giurisprudenziali analoghi.

Tutti coloro che conoscono personalmente don Carli non hanno dubbi sulla sua innocenza. Le affermazioni colpevoliste – ad esempio sui social media – arrivano anche oggi da chi non lo ha mai conosciuto.

Non risultano esserci stati problemi in tutti gli anni in cui ha operato a Vipiteno, dove invece la sua presenza è stata molto apprezzata e mancherà. La casa parrocchiale di Vipiteno è divenuta meta, in questi anni, di numerosi gruppi di giovani che hanno approfittato della sua ospitalità.

Non risultano a suo carico altri casi, né prima né dopo, aspetto che, nei casi di pedofilia, è del tutto anomalo. Nemmeno nella fase processuale penale, cha ha avuto a suo tempo grande risonanza mediatica, così come avviene anche oggi, si è verificato l’usuale “effetto domino” che porta altre vittime a manifestarsi.

Ce n’è a sufficienza per un film dell’assurdo e per un giornalismo d’inchiesta che voglia dare altro peso ai dubbi e alle evidenze.

Ovviamente se don Carli fosse colpevole di quanto gli si ascrive, la scelta del vescovo di assegnargli un incarico pastorale in val Pusteria sarebbe, come è stato detto, una “decisione sbagliata”. Se invece, come molti ritengono – tra questi chi scrive – don Giorgio è innocente, allora si è trattato di una decisione giusta, coraggiosa e anche coerente con il percorso di tutela delle persone abusate (dentro e fuori la Chiesa) avviato dalla diocesi.

Naturalmente affermare che don Giorgio è innocente può risultare problematico, se non altro perché in tal caso il colpevole andrebbe ricercato altrove. Vengono in mente quelle parole di Enzo Tortora:

“Io sono innocente. Spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi”.

2 commenti

  1. caro paolo, che dire. Conosco don Giorgio, di questa vicenda, come scrivevo, mi lascia un retrogusto per così dire economico. Ma non solo anche giuridico. Mi ricordo bene la discussione di quanto le immagini revocate in psicoterapia possano ingannare. Si sa , lo dicono gli esperti, le immagini dopo molti anni sono incerte, confuse, trasformabili e manipolabili. Altra cosa è l’intervento di don ugolini. Intervento che decisamente, anche in questo caso, mi lascia un sapore strano anch’esso manipolatorio. Mi chiedo perché parla ora ? Nel 2003 – 2015;dov’era ? Perché non ha parlato prima ?;se non l’ha fatto è complice dell’accusa che fa alla chiesa. La cosa mi puzza e non poco. Saluti e grazie

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