Scarp de’ tenis – agosto-settembre 2025

Trent’anni fa la prematura scomparsa di un politico capace di guardare oltre. Visionario realista, costruttore di ponti, esploratore di frontiera
Su Alex Langer si possono scrivere e si sono scritti libri interi. Il fatto che a trent’anni dalla sua tragica e prematura scomparsa (3 luglio 1995), ci chiediamo che cosa avrebbe detto, che cosa avrebbe proposto, che cosa avrebbe fatto, dice molto della sua caratura profetica. Era l’uomo capace di guardare oltre. Forse perfino costretto suo malgrado a vedere oltre, col rischio, che è di tutti i profeti, di essere incompreso, sbeffeggiato, lasciato solo.
La politica dell’essere
Alexander Langer nacque a Vipiteno nel febbraio del 1946. In una terra, l’Alto Adige, i cui destini erano ancora in sospeso, oggetto di contesa al tavolo delle trattative di pace.
Una vita sospesa anche la sua, tra mondi in potenziale conflitto, orientata al coraggio civile, alla giustizia e al bene. Un politico di quelli che rendono vera l’espressione “politica forma più alta di carità”. Una politica non dell’apparire, ma dell’essere. Non del personaggio, ma dei contenuti. Non della convenienza ma del bene comune.
Alex Langer, l’uomo del confine. Passava da una parte all’altra, non come fanno gli opportunisti, ma perché bisogna essere “mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”. Perché occorrono “traditori della compattezza etnica”, o di qualsiasi altro tipo di appartenenza che disumanizza quando antepone l’io, il gruppo, alla comune natura umana. Traditori “ma non transfughi”.
Alex Langer, il visionario realista. Come quando all’indomani della caduta del Muro di Berlino presentò al Parlamento europeo una proposta di risoluzione per la riforma dell’ONU. Preoccupato “di fronte alla tragica evidenza dei limiti dell’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite”. Sembra di sentire Francesco di fronte alla “terza guerra mondiale a pezzi” e alla “debolezza della politica internazionale”, e Leone col suo appello: “Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace”.
Il manovale della politica
Alex Langer, il manovale della politica. Come quando lavorò alla proposta, da sottoporre all’Unione Europea, per la creazione di Corpi civili di pace, col compito portare “messaggi da una comunità all’altra”.
Alex Langer, l’anticipatore. Come quando, tra pochissimi in Italia, parlava di “conversione ecologica”. E si chiedeva: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? La risposta la diede citando il motto olimpico “citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più possente” e dicendo: “Io vi propongo il contrario: lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini: più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo”.
Prima di andare ha scritto: “Continuate in ciò che è giusto”. È quello che cerchiamo di fare.
