Il nostro non è più un mondo attento all’ambiente e preoccupato per i cambiamenti climatici, il contrasto ai quali richiede scelte politiche che l’economia non vuole. Non l’economia “normale”, che da sempre valorizza le risorse e placa i bisogni delle persone, ma l’economia che “uccide”.

Quella che uccide, disse papa Francesco, è l’“economia dell’esclusione e della inequità”. “Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”.
A dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato sì’ (2015) “sulla cura della casa comune”, alla cura si preferiscono il terrorismo, le guerre, i dazi, alla casa comune le patrie e le nazioni (da far diventare great again). L’immagine di casa che oggi ci offrono i mass media è quella sbriciolata nell’inferno di Gaza. Il diritto e le istituzioni internazionali sono neutralizzati dalla legge del più forte.
Pace e tutela dell’ambiente sono strettamente correlate. Guerra e crisi ambientale anche. Non a caso Francesco insisteva sul concetto di “ecologia integrale”, “dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale”.
Nel fare memoria dei quarant’anni della tragedia di Stava, il presidente Sergio Mattarella sottolinea che “qui non è stata la natura a distruggere, a uccidere”. La strage è stata “causata artificialmente dall’uomo”, “a determinarla fu l’indifferenza al pericolo per le persone. Sulla base di una errata concezione del rapporto uomo-ambiente, con quest’ultimo considerato risorsa da sfruttare e non da porre, doverosamente, in favore della comunità, come un valore al suo servizio”.
I costi umani, sociali, ambientali delle guerre e dell’economia che uccide sono sotto gli occhi di tutti. Ma sono occhi abbagliati, i nostri, dal fulgore delle esplosioni e delle scie dei missili che solcano i cieli del nostro immaginario. Le coscienze sono confuse. I grandi del mondo sono nani folli che giocano con la vita dei più poveri e indifesi, negando un pianeta vivibile alle prossime generazioni.
Mattarella cita Alex Langer, “personalità acuta e inquieta”, che “parlava di ‘conversione ecologica’ per indicare un processo che deve coinvolgere contemporaneamente cultura, istituzioni, economia, società”.