Scarp de’ tenis – 1.7.2025
Dal magazine online, l’intervista al vescovo presidente di Caritas Perù, che racconta Leone XIV, l’uomo che si rimbocca le maniche

Mons. Guillermo Antonio Cornejo Monzón è vescovo ausiliare di Lima, capitale del Perù. Da alcuni anni è presidente della Caritas nazionale. Ha sostituito mons. Robert Francis Prevost nel 2023 come amministratore apostolico di Chiclayo, nel Nord del Paese, quando papa Francesco chiamò il futuro Papa Leone XIV a Roma a presiedere il Dicastero per i vescovi.
Monsignore, quando ha conosciuto il vescovo che sarebbe diventato papa?
«Inizialmente lo conoscevo di vista. Dopo la mia nomina a vescovo, nel 2021, lo conobbi molto meglio. Nel 2022 mi invitò a tenere alcune conferenze sulla sinodalità a Chiclayo. Passammo cinque giorni a discutere di molte cose. L’anno successivo sono rimasto a Chiclayo per quasi un anno come amministratore apostolico».
Papa Leone ha pronunciato fin dall’inizio più volte la parola “pace”…
«È un uomo di dialogo. Sa ascoltare e comunicare con le persone. È un uomo molto gentile, generoso. È in questo stile che ha guidato Chiclayo per nove anni, con umiltà, pace, semplicità. Non ha mai trascurato le carceri».
Francesco e Leone, caratteri diversi, ma sguardo nella stessa direzione…
«Credo che, per quanto ognuno abbia il suo carattere, sì, entrambi hanno lo stesso desiderio di far progredire la nostra Chiesa».
Nella realtà peruviana, mons. Prevost si è confrontato anche con le sfide della tutela dell’ambiente?
«Sì, se ne è curato molto. Quando si sono verificati i disastri a Chiclayo e in tutto il nord del Paese per via del ciclone, poco prima che io andassi a sostituirlo come amministratore apostolico, lui si è messo gli abiti da lavoro, gli stivali e tutto il necessario e si è dato da fare. Per me è stato un gesto molto importante. Al di là di questo, si impegna per l’ecologia e per il bene degli altri».
Il suo rapporto personale con la Parola di Dio?
«L’ho sentito parlare alcune volte, quando abbiamo concelebrato la Messa. Parla di amore, di uguaglianza, attenzione ai poveri. Un passo che gli è caro: Matteo 25,31-46. “Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? … ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Ho sempre percepito il suo desiderio di amare i propri simili».
Nel suo primo discorso si è rivolto in spagnolo proprio alla diocesi di Chiclayo. Un bel segnale…
«Sì, quelle parole hanno avuto un significato molto forte per tutti i peruviani. Hanno sollevato il nostro spirito. Penso che ciò che serva di più in questo momento a tutti i peruviani è vivere nella speranza, avere fiducia. Chi ha un incarico, una responsabilità, non è lì per creare problemi, ma per dare speranza alla nostra gente. Per farci riconquistare la fiducia nel Signore».
