Paolo Bill Valente – Piccolo dizionario del simbolo, 2000
Fa nervosamente il giro di ispezione di tutto l’areale occupato dalla variopinta brigata. Poi si sdraia sulla paglia pulita, chiude gli occhi, raccoglie nei polmoni più aria possibile e quindi si sgonfia piano piano, a distendere uno per uno i muscoli del suo piccolo corpo.
Sfrega la testa di un fiammifero sulla ruggine delle inferriate, facendo bene attenzione che nemmeno la più piccola scintilla cada sul pagliericcio. Si gode anche l’effimero soffio di zolfo. Osserva intensamente i colori della fiamma, blu, arancio, giallo. Infine dà fuoco alla brace di un mozzicone di sigaro che assapora per due o tre tirate.

Confuse in quella nebbiolina artificiale le cose del suo mondo sembrano tutte molto più reali. Osserva gli elementi di quel curioso villaggio, che oggi c’è e domani sparisce col suo tanfo e i suoi sgraziati rumori. Mille carri e tendoni, ma nessuna vera casa…
D’altra parte, quale divano potrebbe essere meglio della paglia soffice che ti inebria la mente con il suo delicato, ma un po’ acido, profumo di campo? Ti ci sprofondi il capo, ed ogni rumore ti giunge attutito e intrigante, come gli urli improvvisi dei clowns, i suoni ritmici e allegri degli ottoni, gli schiocchi di frusta. Mille canzoni e melodie, ma nessun vero inno…
Canzoni con cui è nato, Felix, il nano. Il suo piccolo cuore batte in sincronia col loro ritmo. Non potrebbe restare lontano da quelle note. Le ascolta. Sono le stesse di sempre. Guarda il cielo e le nuvole che transitano in disordine. È sempre uguale a qualsiasi latitudine. Ma tra il cielo e le note tutto cambia. Persone diverse, genti strane, fattorie, edifici, rioni, paesi. È tutto suo, pensa. Possiede mille luoghi e città, ma nessun territorio…
Il sigaro si è spento. Felix lo batte leggermente con le tozze falangi, finché la cenere non si stacca tutta dal corpo marrone. Ora se lo infila nella tasca del suo camicione a strisce bianche e blu.
Una mezza dozzina di persone gli passano davanti. Poi tornano, sbrigano qualcosa, sempre parlando ad alta voce o urlando. Se il loro tono si fa dolce è perché recitano. Nessun copione prestabilito: quello è riservato allo spettacolo del pomeriggio. Mille idee e poesie, ma nessuna filosofia compiuta da applicare…
È il cielo che detta legge, quello stesso cielo sotto il quale il carrozzone è sfilato fiducioso per cento e mille miglia. Un cielo che non si lascia imbonire dagli scongiuri e dai cornetti appesi qua e là. Perché nel campo ne puoi trovare mille di amuleti o medagliette scaramantiche, ma nessun vero idolo…
C’è anche chi ti legge le carte e ti dà una risposta a tutti i tuoi quesiti. Poi ti guarda divertita: credulone! Ti scaccia nella vita… non ti dice chi sei.
Appartieni ad un popolo senza nome e senza nemici, accasato oggi, qui, tra bestie e profumi. Un campo improvvisato stamattina, dove vedrai sventolare mille colori sgargianti, gagliardetti e nastri, ma nessuna vera bandiera.
Da: Kleines Brevier de Symbols – Piccolo dizionario del simbolo, Volume I, Bandiera-Fahne, Corraini, Mantova 2000