Alcune settimane fa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato le novità per i programmi scolastici elaborate da una Commissione appositamente istituita. Secondo le anticipazioni si tratta tra l’altro di riportare il latino alle medie, più storia e letteratura italiane e anche la conoscenza della Bibbia.

L’assenza di ulteriori dettagli consente di ragionare liberamente sui temi proposti. Si può premettere un vecchio adagio: è il tono che fa la musica.
Una lingua in più non può far male. Nemmeno una lingua, come il latino, che non si parla nella quotidianità, ma è invece presente in ogni aspetto della cultura a livello globale. Il latino, se trattato bene, allarga lo sguardo.
Conoscere la Bibbia è addirittura un dovere civico, prima ancora che un fatto religioso. La Bibbia appartiene alla storia dell’umanità. È un classico, come lo sono le tradizioni del passato che hanno lasciato tracce importanti nei monumenti, nelle immagini, nel pensiero. Visitare un museo senza conoscere la Bibbia è come farlo bendati.
La storia e la letteratura italiane? Certamente è necessario che i cittadini acquisiscano quella prospettiva storica che l’individualismo imperante (il culto dell’attimo) tende a cancellare. Chi sa ragionare tenendo presenti passato e futuro è più difficile da manipolare. Serve conoscere la storia del proprio quartiere, della città, della regione e la storia del proprio Paese, ma inserita nella storia d’Europa e del mondo (senza le quali non si comprende nemmeno quella d’Italia).
Il ministro dichiara: “Non avremo una scuola più sovranista, ma una scuola più seria”.
Se invece si tratta di un rigurgito identitario che vuole sottolineare l’italianità in quanto tale (ma sul concetto stesso di italianità si potrebbero aprire lunghe e vivaci discussioni), riesumando il latino come lingua degli avi (di fronte alla lingua dei “barbari”), la Bibbia a sottolineare le radici giudaico-cristiane (in contrapposizione, ad esempio, all’islam), la letteratura e la storia d’Italia come strumenti di identity building (uso appositamente l’inglese…), allora no grazie.