Le guerre si possono evitare. Servono coraggio e intelligenza

QuiMedia – 9.1.2025

Oggi le guerre infuriano ovunque. Si contano 56 conflitti, molti dei quali del tutto sconosciuti, non solo al grande pubblico. Prevalgono interessi di parte e sembra essersi persa l’idea di un Bene comune globale. La via per uscirne è lo sviluppo di organizzazioni internazionali che siano “pienamente efficaci e coerenti”?

Il rapporto 2024 sui conflitti dimenticati realizzato da Caritas Italiana

Quello altoatesino è un piccolo esempio (per quanto imperfetto). La situazione rischiò una deriva violenta soprattutto negli anni ’60 e avrebbe potuto essere oggi uno dei tanti conflitti irrisolti, se non si fosse allora optato – tra le varie altre iniziative – per coinvolgere le istanze sovranazionali, tra cui l’ONU, e se non si fosse percorsa la strada del diritto internazionale, mettendo al bando l’uso della violenza.

Il presidente Sergio Mattarella è stato chiaro in occasione della recente cerimonia di scambio di auguri con il Corpo diplomatico. Il fatto che la comunità internazionale non riesca oggi a contrastare i conflitti non è una “impotenza oggettiva”. “Come sovente accade, è il risultato di scelte, più o meno consapevoli”.

La Comunità internazionale, dice Mattarella, “anziché affrontare i problemi … reagisce per eluderli, assumendo atteggiamenti inadeguati, se non di chiusura, di estraneità ai destini dei popoli”. L’analisi è pesante e il monito limpido. “Il diritto umanitario internazionale non contempla sospensioni o congelamenti”. “La guerra non è soltanto un inammissibile anacronismo fuori dalla storia: rappresenta la negazione dell’umanità. È la pace a dover essere promossa e difesa”.

La Comunità internazionale ha perso di vista il Bene comune. “Oggi si parla sempre più spesso di un ‘multiallineamento’ ovvero di alleanze a geometria variabile in un contesto di multipolarismo”. Opportunismo fondato sulla ricerca di un facile consenso. “Tornare indietro, al tempo della frammentazione, delle ambizioni espansionistiche nazionali, non potrà mai significare progresso”.

Si tratta invece “di essere capaci di costruire un ordine internazionale che non sia mero risultato dei conflitti – e fotografia delle loro conseguenze – ma il frutto di uno sforzo lungimirante compiuto in pace. Il multipolarismo odierno sollecita a ripensare l’architettura e i metodi di lavoro delle organizzazioni internazionali, per portarle ad essere pienamente efficaci e coerenti”.

Tanto più che “l’esasperazione delle tensioni tra Stati” distolgono lo “sguardo dalla nostra casa comune, la Terra, e dal suo stato di salute”.

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