In Benin e Togo a scuola di umanità e amicizia

Paolo Bill Valente, 9.1.2025

Un gruppo di sette persone composto da membri del Pozzo di Giacobbe | Jakobsbrunnen di Merano e da ragazzi del gruppo scout[1]. Obiettivo: incontrare amici, riflettere insieme sulla diversità delle culture, sulle dinamiche dei conflitti e sulla pace concreta.

1° gennaio 2025. Marcia della pace a Natitingou

Prima Tappa. Benin, Natitingou

A Natitingou accolti da Christine, André e la loro Casa famiglia. Giorni intensi tra canti, danze, risate, polvere, sudore, condivisione di cibo, di idee e di vera amicizia. All’ombra del baobab e del mango.

La Caritas diocesana opera nel campo della coesione sociale. Riconoscere il proprio ruolo positivo, accogliere le ricchezze dell’altro, aiuta a prevenire le incomprensioni e a gestire i conflitti, in una terra minacciata dalla radicalizzazione.

A Natitingou col vescovo Antoine Sabi Bio

Gli incontri col vescovo Antoine Sabi Bio – “Il bene a tutti, il male a nessuno” – e con il sindaco, Taté Ouindeyama – “…la pace si costruisce nell’ascolto e nella partecipazione” – che accoglie l’invito alla collaborazione nell’ambito della raccolta differenziata dei rifiuti, piccole esperienze di ecologia integrale.

Nei villaggi dell’Atakora le chiacchierate con i giovani scout e con i gruppi di risparmio, frutto dell’animazione comunitaria operata dalla Caritas diocesana.

Animazione comunitaria per la coesione sociale nel villaggio di Koutegnigou
Scuola finanziata con i fondi 8xmille della Chiesa cattolica italiana

La veglia nella cattedrale, da un anno all’altro, con danze a mezzanotte, la marcia della pace il primo giorno del 2025, per ricordarsi che “la pace non è una parola, ma un comportamento”.

Per poi accorgersi che i giorni, belli, intensi, unici, sono passati veloci e che è ora di rimettersi in cammino.

Seconda Tappa. Benin, Djougou

A Djougou – causa Covid e altre vicissitudini – si mancava da sei anni. Tutto qui parla di mons. Paul Vieira, fondatore della diocesi, scomparso nel 2019 dopo dieci anni di resistenza a un cancro che non lo ha mai fermato. Ma il nuovo vescovo, Bernard de Clairvaux Toha, è già sul pezzo. Lo trovi in riunione a dirimere questioni, in ufficio ad ascoltare, in cappella per le lodi, in cucina a lavare le stoviglie.

Il vescovo Bernard de Clairvaux Toha parla di pace concreta

La diocesi di Djougou ha una missione: testimoniare la Buona Notizia in un ambiente quasi tutto musulmano. Lo fa coniugando verità, carità e dialogo. Dei rapporti con le altre comunità, soprattutto con l’islam, si occupa don Jean-Eudes Tangni, che ce ne parla a lungo e infine, sotto il sole impietoso del mezzogiorno, ci porta alla Grande Moschea.

L’incontro con don Jean-Eudes Tangni

La diocesi ha creato una fattoria (più d’una) che serve per la formazione e per il sostentamento. Si scopre che il miele che ci hanno offerto a colazione viene da là. La parrocchia lì vicino ha una squadra di pallavolo (Santa Rita). Questa volta l’incontro tra i giovani è fatto di battute, schiacciate e una piccola rimonta.

Partita di Pallavolo, Santa Rita – Merano 1

Djougou è un luogo di memoria. C’è il pozzo dedicato a Lia Marzoli (realizzato dalla Caritas diocesana). Si raggiunge solo in moto sui sentieri sabbiosi della brousse. I nipoti di nonna Lia circondati dal villaggio.

Il pozzo dedicato a Lia Marzoli
Nella cattedrale di Djougou, la tomba del vescovo Paul

Sulla tomba del vescovo Vieira, il 4 gennaio, si dedicano alcuni minuti a Piergiorgio Ziller, uno dei fondatori e fautori del Pozzo di Giacobbe | Jakobsbrunnen, scomparso proprio oggi, nove anni fa. Una preghiera per entrambi.

Ma è già ora di andare. E il viaggio per il Togo non sarà facile.

Terza Tappa. Togo, Anie, Lome

L’esperienza della frontiera non è mai scontata. Il confine è la dimensione che ti mette alla prova. Il luogo dell’incomprensione, dell’abuso, della pazienza. Sedersi e mettersi in piedi. Subire e reagire. Per poter arrivare a ciò che conta: andare oltre.

A fatica si entra in Togo. Don Emmanuel Koutolbena è partito il giorno prima per farsi carico del gruppo. Il viaggio è una gimcana ma alla fine, quando la notte africana è calata da un pezzo, si giunge ad Anie. Caldo.

Il giorno dopo è la domenica dell’Epifania. I magi come saggi pagani capaci di guardare il cielo e, quando è il momento, di cambiare strada. Immagine della (nostra) storia e di quella degli abitanti di Pallakoko, dove la messa è una festa e la vita una danza (malgrado tutto).

A Nangbeto la grande centrale idroelettrica. Segno di una collaborazione possibile tra paesi della regione, unica via efficace per affrontare le troppe sfide ancora aperte: la radicalizzazione, la marginalità economica, la cura dell’ambiente, i diritti umani.

Lungo le strade i punti d’acqua, realizzati in questi anni assieme al Pozzo di Giacobbe.

Il vescovo di Atakpame, Moїse Touho, accoglie il gruppo con semplicità e racconta storie di pace concreta. Don Maurice, segretario generale della Caritas, traduce in opere le tante parole raccolte (tra queste microprogetti con Caritas Italiana). Al centro le comunità, senza le quali ogni progetto è nulla.

L’auto di don Emmanuel, dono della comunità di Santo Spirito, mostra i segni della vecchiaia. Lui invece mantiene tutta la sua contagiosa energia e riassume: la cosa più bella è stare insieme.

Don Emmanuel con i bambini della scuola Nonna Laura

Ed ora rotta verso sud.

Ultima tappa. Togo, Lomé. Benin, Ouidah, Cotonou

Strada è salutare, ringraziare, riprendere il cammino. Strada è fermarsi a bere dell’acqua dalla mamma di don Emmanuel. Strada è il pranzo sotto il mango nella sosta imposta dell’ennesimo inconveniente meccanico. Ma in tutto ciò “rendons grâce au Seigneur, car il est bon”.

A Lomé tutte le contraddizioni delle città capitale. Sul caldo prevale l’umido. L’oceano solcato da barche di pescatori.

La spiaggia di Lomé

A Ouidah si apre il grande festival del Vodun. Il Benin che non ti aspetti. Come quello di Cotonou, volto di una realtà capace di cambiamenti (concentrati finora nel Sud del Paese).

La Porta del non ritorno esce dal programma a causa di una deviazione imprevista. Segno, certo, che si dovrà ritornare.

Il monumento alle amazzoni a Cotonou

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Per sostenere le attività del Pozzo di Giacobbe – Jakobsbrunnen ODV:
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Si ringraziano di cuore per l’accoglienza: Christine Nyemek, André Ntcha, i loro amici e i bambini della Casa famiglia; il gruppo del villaggio di Koutegnigou; le suore e gli scout di Korontiére; mons. Antoine Sabi Bio; don Modeste Akakpo, don Pacôme Djimezo, don Jean-Eudes Tangni, mons. Bernard de Clairvaux Toha, gli abitanti di Kawado e i ragazzi della squadra di pallavolo St Rita; don Emmanuel Koutolbena, i suoi confratelli, la sua comunità, il villaggio di Palakoko; don Maurice Kekemsa; mons. Moїse Touho.

Si ringraziano di cuore gli amici del Pozzo di Giacobbe | Jakobsbrunnen che hanno reso possibile questo viaggio di studio solidale con una donazione e con qualsiasi altra forma di accompagnamento.

[1] Hanno partecipato al viaggio di studio solidale: Adele Aderenti, Nicola Balzarini, Matteo Ghione, Ester Orso, Sofia Rizzi, Marco Valente, Paolo Bill Valente.

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