Censimento 2024. Situazione stabile con qualche sorpresa

QuiMedia – 12.12.2024

Almeno dalla seconda metà del secolo scorso i censimenti linguistici – allora quelli della vecchia Austria – hanno provocato aspri dibattiti e contestazioni. La prima “conta etnica” post-Covid sembra invece essere stata svolta e infine accolta con particolare rilassatezza. Si tratta di indifferenza, di maturità, di altro?

Il primo motivo per cui le reazioni sono relativamente ordinate è che i numeri usciti dalla rilevazione non cambiano di molto la situazione precedente, quella relativa al 2011. 68,61 per cento il gruppo linguistico tedesco, 26,98 per cento quello italiano e 4,41 per cento il ladino, questi i numeri percentuali estratti dal sacchetto di San Nicolò dal presidente della Provincia Arno Kompatscher assieme al direttore dell’Istituto provinciale di statistica ASTAT Timon Gärtner. 

Le percentuali sono dunque molto simili a quelle del 2011: 69,41 dichiaranti di lingua tedesca, 26,06 di lingua italiana, 4,56 di lingua ladina. Rispetto al censimento precedente la consistenza del gruppo linguistico tedesco è diminuita di 0,80 punti percentuali, quella del gruppo linguistico italiano è cresciuta di 0,92 e quella del gruppo ladino è calata di 0,12 punti.

Benché le differenze siano molto piccole, però una novità di rilievo va sottolineata. Si tratta proprio del lieve aumento del gruppo di lingua italiana, che passa, arrotondando, dal 26 al 27 per cento. Non accadeva da quando, con l’entrata in vigore della riforma dello Statuto (1972), molti equilibri in Provincia erano drasticamente cambiati, gettando la componente di lingua italiana in uno stato di incertezza, di “disagio” (il famoso “disagio degli italiani”), di vulnerabilità. Una “marcia della morte” (la “Todesmarsch” di gamperiana memoria) che pareva inarrestabile.

Che cosa è cambiato invece? Non saranno solo i “nuovi cittadini” che, avendo acquisito la cittadinanza italiana, si sono aggregati più al gruppo italiano che a quello tedesco (senza contare quel 10 per cento di cittadini stranieri che fanno parte della realtà altoatesina come tutti gli altri). Forse il nazionalismo è venuto meno, nelle dinamiche della “terza guerra mondiale a pezzi”, dove sembrano esserci problemi più importanti del proprio ombelico? In realtà in Alto Adige il “pensiero etnico” non è affatto scomparso, in particolare in parte della classe dirigente. Ma il mondo attorno al villaggio di Asterix è cambiato, sta cambiando. E i numeri che attraggono l’attenzione sono altri (non necessariamente più interessanti di quelli degli equilibri linguistici).

Lascia un commento