Pensieri sparsi su Josef Mayr-Nusser

Vedi anche: Alto Adige, 4.10.2024

  • Josef Mayr-Nusser è andato contro corrente rispetto al mainstream del suo tempo. Apparteneva a una minoranza di resistenti del pensiero e della parola, ma non era un eroe isolato e ancor meno un “bastian contrario”. La sua scelta manifestata il 4 ottobre 1944 a Konitz fu il frutto di un percorso comunitario.
  • Sta qui gran parte dell’attualità di Josef Mayr-Nusser. Un primo punto: farsi delle domande anche quando ovunque prevalgono cieca obbedienza e rassegnazione. “Attorno a noi c’è il buio”, scriveva JMN. Farsi delle domande e cercare le fonti giuste, alternative alla propaganda. Non è mai facile, ma se è stato possibile alla comunità di Pepi Nusser, che viveva tra due dittature (che sapevano attuare forme efficaci di propaganda), tanto più dovrebbe essere possibile per noi, che siamo “liberi”.
  • “Liberi” messo tra virgolette perché in realtà siamo condizionati, senza accorgercene, dall’informazione frammentata e non mediata che ci piove addosso soprattutto attraverso i social media (che non vanno demonizzati, ma usati correttamente). Il mestiere del giornalista oggi è quanto mai essenziale per riconoscere nel mare di informazioni la sostanza vera e offrire a lettori e spettatori gli strumenti per comprendere la realtà e fare le proprie scelte.
  • Un altro aspetto attuale è il percorso comunitario. Josef Mayr-Nusser non leggeva da solo il Mein Kampf (cogliendone la diabolicità), ma con la sua comunità e in una rete internazionale, quella della Chiesa cattolica che disponeva di informazioni “altre”, grazie alla sua capillare presenza in tutto il mondo. L’importanza della rete, se utilizzata per il bene e non per “irretire”.
  • Un esempio del coraggio di Josef Mayr-Nusser è la sua denuncia dell’ideologia “etnica”. Lo fa proprio il 15 luglio 1938, quando viene pubblicato il Manifesto della razzia, premessa delle leggi razziali dello stesso anno e delle deportazioni del 1943. Il pensiero etnico non riguarda solo il razzismo, ma ogni etnocentrismo. Anche i nostri di allora e di oggi. “Oggi ognuno parla della comunità etnica alla quale tutto il resto dovrebbe essere subordinato”. “Il singolo ha valore esclusivamente in quanto membro del corpo etnico”.
  • La sua visione critica della “comunità etnica” è il motivo che rende Josef Mayr-Nusser ancora oggi un personaggio impopolare in un Alto Adige che oscilla tra etnocentrismo e plurietnicità. È e rimane un beato scomodo.
  • Per decenni si è cercato di ridurlo a un “santino”, depotenziando il contenuto politico della scelta, delle scelte di JMN. Si voleva che il suo “no” fosse solo un fatto religioso. Ma quel “no” fu pronunciato in un campo di addestramento delle SS, non in una chiesa o in un sinodo. Per JMN, come del resto per tutto il pensiero sociale cattolico, fede e politica sono strettamente legate. Le scelte politiche sono alimentate dalla fede. Conducono all’impegno per il bene e per il bene comune (che è il contenuto della buona politica). La frase di Pepi Nusser – “Se nessuno avrà mai il coraggio di opporsi … le cose non cambieranno” – esprime proprio tutta la sua consapevolezza politica.
  • Scelta politica che si tradusse anche e soprattutto nel servizio al prossimo, ad esempio con l’impegno della San Vincenzo, e nell’attività educativa, con i giovani di Azione cattolica. E infine con la testimonianza: dare la vita per qualcosa che conta di più delle idee folli di un dittatore e dello scarso spessore umano di chi se ne invaghisce.
  • Non a caso JMN è stato riconosciuto beato in quanto “martire”, che significa “Testimone”. Josef non è un beato dei miracoli, ma della testimonianza. Poi forse è vero che la testimonianza… fa miracoli.
  • Alla parete del mio ufficio a Roma c’è il volto di Josef Mayr-Nusser che mi sorride e mi ricorda che la vita è bella. L’incontro con Josef Mayr-Nusser mi ha sempre offerto contenuti per le scelte piccole e grandi, mi ha dato forza quando si trattava di dire dei “no” o dei “sì” importanti, mi aiuta a riconoscere, per citare papa Francesco, che siamo chiamati a “iniziare processi e non a occupare spazi”.
Alto Adige, 4 ottobre 2024

Lascia un commento