Diciamo alle ore 10, tanto per fissare un orario. Ma potremmo fare alle 11 o alle 12. Ogni istante è adatto ad opporsi agli abusi di potere che sono l’origine di ogni altra forma di abuso. Ogni ora e ogni giorno sono l’ora e il giorno per dire no. Ma il 18 febbraio alle ore 10 suonerà il campanello che ce lo farà ricordare.
“Ciascuno non approfitti
della propria posizione
e del proprio ruolo
per mortificare l’altro”.
Papa Francesco
Si parla frequentemente di abusi in riferimento a responsabili della Chiesa cattolica. Ci si riferisce normalmente ad abusi e molestie sessuali. Tuttavia, gli stessi abusi sessuali vanno considerati come parte ed espressione del più ampio insieme degli abusi di potere. Anche e soprattutto per questo è stato istituito il “Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori e delle persone vulnerabili e prevenzione da abusi sessuali e da altre forme di violenza”. Cioè nella consapevolezza che “quello sessuale è l’ultimo anello di una catena di abusi sulla persona” e che nei sistemi di potere prendono forma relazioni asimmetriche, all’interno delle quali possono svilupparsi processi “di corruzione e trasformazione dell’autorità legittima in una dinamica perversa di potere”[1].

In modo particolare si tratta di comportamenti che, sfruttando una posizione di superiorità[2], intendono imporre scelte non congrue, spesso contro la dignità delle persone, e di comportamenti classificabili come illegittimi, in quanto vanno al di là delle competenze e di quanto prevedono le normative sia civili che canoniche.
È un dato riconosciuto da tutti coloro che si occupano di questi temi, soprattutto per un’azione di prevenzione che agisca sulle cause. “Un lavoro di prevenzione efficace inizia esplorando la cornice che ha portato o impedito l’abuso di potere e la violenza”[3]. Il tema dell’abuso di potere[4] come macroambito che genera altri tipi di abuso è certamente attinente alle competenze dei Servizi diocesani istituiti in questi anni. L’interesse, umano e scientifico, per questa realtà è riassunto nel titolo di convegni diocesani, ad esempio: “Coraggio parliamone: Opportunità e sfide per elaborare l’abuso di potere e di violenza”[5].
La debolezza delle persone (che dunque sono da considerarsi vulnerabili) può essere personale o strutturale. E la violenza può manifestarsi in vario modo.
Lo spirito che sta alla base dell’impegno della Chiesa locale e della Chiesa universale nella lotta e nella prevenzione delle violenze e degli abusi è descritto in documenti delle diocesi, ad esempio questa “Cornice concettuale”[6]:
“La Chiesa è chiamata ad aprirsi alla promozione di una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso, di una cultura della cura e della protezione dei minori e delle persone vulnerabili[7], in dialogo e confronto coraggioso con università, servizi sociali, enti locali, le associazioni di volontariato…”
“La Chiesa vuole promuovere un clima culturale e progetti formativi volti a costruire una società più giusta, a partire dalla comunità credente, dove ogni persona abbia il diritto di vivere in un contesto depurato da ogni genere di copertura e collusione con forme di violenza e sopruso”.
[1] A. Cencini, A. Deodato, G. Ugolini, “Abusi nella Chiesa, un problema di tutti. Oltre una lettura difensiva o riduttiva”, in: La Rivista del Clero, 4/2019, pp. 253-271.
[2] “Colui che abusa esercita questo potere sfruttando una sua superiorità che può essere legata all’età, al ruolo e all’autorità che ne deriva (quando si tratta di abusi in ambito ecclesiale facilmente può essere il confessore, la guida spirituale, il consigliere spirituale), ma anche alla sua fama, al suo prestigio, al suo stile di leadership spirituale e carismatica. Spesso tende a manipolare la vittima attraverso la sua competenza, la sua intelligenza e una ipocrita maschera di paternità”, A. Cencini, A. Deodato, G. Ugolini, “Abusi nella Chiesa”, cit., p. 255.
[3] Gottfried Ugolini, Comunicato stampa, 25.1.2022.
[4] L’abuso di potere nella Chiesa si può declinare anche nei fenomeni del “clericalismo” e del “gerarchicismo”, come suggerisce il teologo gesuita James F. Keenan: “Il gerarchicismo è al centro del più recente scandalo di abusi sessuali, come il clericalismo è stato l’origine degli scandali del 2002. Ora è evidente quanto la cultura gerarchica abbia esercitato il suo potere e abbia usato le sue reti per occultare le proprie azioni. Ciò che soltanto ora stiamo cominciando a comprendere è che il gerarchicismo, con la sua mancanza di trasparenza e la sua impunità d’azione, sarà più arduo da smantellare rispetto al clericalismo e ne garantirà la sopravvivenza, poiché il primo è il padre e il promotore del secondo”, James F. Keenan, “Integrare la vulnerabilità per combattere gli abusi”, in Aggiornamenti sociali, agosto-settembre 2019, pp. 562-572.
[5] Bolzano, 18.11.2021.
[6] “Cornice concettuale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e per la prevenzione e da abuso sessuale e da altre forma di violenza” (aggiornata e adattata alle Linee guida della Conferenza Episcopale Italiana del 24/06/2019 il 24 febbraio 2021 e completata il 23 novembre 2021).
[7] Vulnerabile (verletzlich) è chiunque può essere ferito senza piena facoltà di potersi difendere. “The vulnerable are those whose autonomy or dignity or integrity are capable of being threatened”, “The Barcelona Declaration on Policy Proposals to the European Commission on Basic Ethical Principles in Bioethics and Biolaw”, 1998.
“La parola vulnerabilità (dal latino vulnerare, ferire) significa letteralmente ‘suscettibile di essere ferito’. Figurativamente essa rimanda alla precarietà di una condizione segnata dalla possibilità di violazione e del limite, spesso definita da gradi diversi di debolezza, dipendenza, mancanza di protezione” (Warren T. Reich, “Vulnerabilità”, in G. Russo (a cura di), Enciclopedia di Bioetica e Sessuologia, Torino, 2004, p. 1817). Cfr. anche Comitato nazionale per la Bioetica, “Vulnerabilità e cura nel welfare di comunità. Il ruolo dello spazio etico per un dibattito pubblico”, 10.12.2021.