Il parroco di Longarone. Vajont, poche ore prima

Da: Un prete in miniera, intervista autobiografica di Paolo Valente a don Giorgio Cristofolini

Il 9 ottobre del 2023 ricorrono i sassant’anni dalla tragedia del Vajont. Don Giorgio Cristofolini in questa pagina tratta dal libro Un prete in miniera, racconta come per caso – ma il caso non esiste – non si trovò a Longarone, la sera del 9 ottobre 1963.

Che la nostra morte sia un evento del quale non conosciamo né il giorno né l’ora, l’ho sperimentato direttamente a Longarone, nel 1963. I disegni di Dio… per quanto tu ti dia da fare, il tuo disegno è tracciato e tu cammini secondo quel disegno.

In febbraio era successo quel brutto incidente con nove morti a Lappago, Selva Molini. Una valanga ha dimezzato una sciolta. Metà erano già in galleria, metà stavano arrancando per arrivare in galleria, è scesa la valanga e li ha portati via a fondovalle. Due fratelli: uno dentro e uno fuori…

Mi telefonano e parto come un razzo. Arrivo su, anch’io mi metto a cercare perché ne mancavano ancora quattro o cinque. Purtroppo ne manca uno tedesco, la notte si vedono gli uomini che cercano come le ruspe, sono sfiniti, lavorano meccanicamente. E si vede la luce accesa nella sua casetta, nel suo maso giù nel paese, è uno lì del posto. Quello l’abbiamo trovato la mattina dopo. Tra le vittime ce n’era uno che era di Longarone. Io ho preso il telefono e ho telefonato a tutti i parroci perché informassero le famiglie delle vittime. Telefono al parroco di Longarone e mi risponde:

“Ma perché telefona a me? Telefoni al maresciallo dei carabinieri”.

Non c’ho più visto… C’era lì un ingegnere che ha dovuto tirarmi fuori il telefono dalle mani. L’ho investito come una furia, ma poi ho capito che ho fatto male.

Sono passati alcuni mesi, non mi ricordo il mese, e sono tornato in tutti nove i paesi dove avevo portato le salme per vedere a che punto erano con le pensioni. Sono andato anche a Longarone proprio per riconciliarmi col parroco. Mi sono presentato in canonica, era il pomeriggio verso le cinque o giù di lì. Ho trovato un prete tutto diverso da quello che mi si era presentato al telefono. Timido ma buono. Mi ha dato notizie del figlio della vittima.

“È già geometra, ha incominciato a lavorare”.

Allora ho pensato che il papà avesse comunque assolto al suo compito. Il parroco mi ha offerto un po’ di merenda e poi mi ha detto:

“Questa sera si fermerà ben qui da me…”

Ero quasi tentato di accettare. Per caso il giorno dopo avevo fissato per le otto a Bolzano l’appuntamento con due operai di Monteneve, che venivano giù per fare delle visite mediche per la silicosi. Perciò l’ho salutato e sono partito. Alle nove di sera il paese è stato inondato e portato via. Il parroco non l’hanno neanche trovato.

Lascia un commento