L’acqua, elemento dominante

Vita Trentina – 20 agosto 2023

Non sarà la “valle dei laghi” ma è certo una valle di laghi. È quella di Ledro, caratterizzata dall’omonimo bacino, frequentato non a caso da popoli acquatici, come i costruttori di palafitte (nella lontana età del Bronzo) e più recentemente i turisti olandesi. L’acqua nella regione ledrense è e resta elemento dominante. Un tempo ancor di più. Come quando, in epoca romana e altomedievale, l’intera vallata nella parte bassa era zona paludosa, laghetti sparsi, rivoli e cascatelle. Tanto che chi doveva passare da un capo all’altro, evitava il fondovalle percorrendo la via ricavata a mezzacosta. Ancora oggi, è possibile transitare sul ponte romano di Croina.

Fino a poco più di cinquant’anni fa la zona di pertinenza del biotopo del lago d’Ampola era considerata di fatto – come anche nell’immaginario collettivo – niente più di un postaccio adatto al massimo per una discarica di rifiuti inerti. E c’erano piani per una “bonifica integrale”, al fine di ricavarne prati o terreni “utili” (così come era stata “utile” ai fini dell’energia idroelettrica, l’acqua del lago di Ledro). La sorte, insomma, di molte paludi nostrane che furono prosciugate (ed è un bene) nel corso dei secoli.

Il lago d’Ampola (il cui nome potrebbe derivare dal latino “hamula” che significa “piccola secchia”, tanto per dire) ha una storia geologica strettamente legata a quella del suo fratello maggiore. Si tratta di ciò che resta di un unico bacino formatosi durante la glaciazione Wurmiana. Col tempo l’acqua (sempre lei) dei torrenti, riempì la valle di detriti, il livello del lago più grande si abbassò e il resto rimase acquitrino. L’intervento umano avrebbe compiuto l’opera – ovvero determinato la scomparsa del lago d’Ampola – se non si fosse istituito il biotopo nel 1990. Con la necessità di lavori di ripristino. E con la trasformazione, nel 1995, del centro ricreativo (una balera che faceva venire i reumatismi per l’umidità) nel Centro visitatori “Beati come rane su una foglia di ninfea”.

Il Biotopo ha permesso di conservare elementi vegetali e animali di tutto interesse. Come spiegano al Centro visitatori, “la vegetazione è costituita da una serie di strutture e associazioni vegetali disposte più o meno concentricamente e che occupano spazi via via sempre più ricchi di acqua a mano a mano che ci si sposta dall’esterno verso il centro del lago. All’esterno, infatti, si rinvengono i prati umidi del molinieto, ai quali seguono i cariceti (con varie specie erbacee) e il canneto, che si distingue in una porzione più esterna asciutta ed in una più interna e più tipica nella quale le cannuccie palustri, che radicano al fondo, emergono direttamente dall’acqua. Segue lo scirpeto, tipica vegetazione emergente dall’acqua composta dalla lisca lacustre, che a sua volta cede lo spazio al lamineto (struttura vegetazionale costituita da piante con foglie galleggianti che formano una ‘lamina’ verde al pelo dell’acqua) formato dai nannufari”.

Quanto alla fauna, in acqua troviamo varie specie di pesci tipiche degli stagni. Le rane di montagna e i rospi scendono al lago in primavera per deporre le uova. Pesci e anfibi attirano la biscia dal collare e numerose specie di uccelli. Nel canneto nidificano il germano reale, il porciglione, la folaga, la gallinella d’acqua, la cannaiola (ovviamente) e il cannareccione. Ma non mancano tra i frequentatori del laghetto i grilli talpa, il topo, il tasso, la volpe e il martin pescatore.

L’acqua in val di Ledro è presente in un’infinità di piccoli toponimi che fanno riferimento a pozzi, pozzanghere, sorgenti e fontane. Acqua che rappresenta l’identità di una comunità, la sua economia, la sua cultura e il suo futuro sostenibile.

Lascia un commento