Pregiudizio razziale e pregiudizio etnico parenti stretti

QuiMedia – 18.5.2023

Il 14 luglio del 1938 fu pubblicato in Italia il “Manifesto degli scienziati razzisti”. Esprimeva l’ideologia, fatta propria dal governo di allora, su cui fu costruita in poche settimane la legislazione antiebraica – le leggi razziali – approvata nel corso del 1938 e attuata a tappe ravvicinate negli anni successivi.

Al punto 1 gli “scienziati razzisti” scrivevano: “Le razze umane esistono. L’esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.”. Al punto 6: “Esiste ormai una pura razza italiana”. E al punto 7: “È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”.

Nel 2008 un gruppo di “scienziati antirazzisti”, tra cui Rita Levi Montalcini, pubblicò il Contromanifesto che si apre con l’affermazione (punto 1): “Le razze umane non esistono”. “L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze ‘psicologiche’ e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in ‘migliori’ e ‘peggiori’ e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi”. Punto 6: “Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano”. Punto 7: “Il razzismo è contemporaneamente omicida e suicida”.

Il giorno dopo la pubblicazione del Manifesto della razza, il 15 luglio 1938, Josef Mayr-Nusser parlò al direttivo della Gioventù di Azione cattolica di Bolzano: “Oggi tutti parlano della comunità etnica alla quale tutto il resto dovrebbe essere subordinato. Valori come ‘sangue e suolo’ … vengono oggi assolutizzati e la vita culturale di interi popoli viene costruita su fondamenta insicure, come lo è tuttora la questione razziale. Il singolo ha valore esclusivamente in quanto membro del corpo etnico”.

Pregiudizio razziale e pregiudizio etnico sono parenti stretti. E tutto ciò che non rispetta il principio della dignità intangibile di ogni singola persona in quanto persona, è semplicemente disumano.

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