Racconta Giovanni, verso la fine del suo Vangelo, che “Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro”. E che quanto è stato da lui riportato è affinché chi legge creda e credendo abbia la vita.
Ma non era invece meglio scriverli tutti a uno a uno, i miracoli di Gesù? Così tutti si sarebbero convinti e avrebbero creduto? Perché solo alcuni? Perché solo dei “segni”?
“In presenza dei suoi discepoli”, dice Giovanni. Forse al centro non va messo l’atto straordinario, ma la testimonianza che ne danno quelli che sono “presenti”. L’essere testimoni (martiri), paradossalmente, dà la vita.
E poi quali sono i segni di cui si parla? L’aver mostrato le ferite a mani, piedi e costato? Sì, perché sono il segno dell’amore incondizionato, fino a donare tutto se stesso. È credere in questo Dio-Amore che salva, che dà la vita. Nient’altro.
Buona settimana a tutti noi, attenti a riconoscere i segni che ci circondano.
𝑃𝑎𝑜𝑙𝑜 𝐵𝑖𝑙𝑙

#Caritas5minOfLight – 16.4.2023 – Seconda domenica di Pasqua – Giovanni 20,19-31