Vita Trentina – 26.3.2023
Un decalogo “per una maggior giustizia di genere e contro la violenza sulle donne”. L’iniziativa è dell’Istituto “De Pace Fidei” di Bressanone. Al suo interno si è creato un gruppo di lavoro che raccoglie i movimenti femminili e maschili cattolici altoatesini, gli uffici diocesani per il dialogo e per matrimonio e famiglia, e a cui partecipa il Centro antiviolenza attivo nella città vescovile.
Il confronto ha preso il via nel giugno del 2021 ed è proseguito in tutto il periodo della pandemia. La prevenzione della violenza sulle donne è stato considerato un tema da affrontare con urgenza, data anche la recrudescenza di tale tipo di eventi. A monte delle discriminazioni ci sono le “diversità” individuali e strutturali, di cui è necessario prendere coscienza. “Come società e come Chiesa non possiamo permettere che si ripetano anche nel nostro contesto simili tristi e vergognosi episodi”, sottolinea don Paolo Renner, direttore dell’Istituto, nell’introdurre la pubblicazione.
Il decalogo invita ad andare nel concreto. È un appello all’assunzione di responsabilità personale e comunitaria e come tale è uno strumento adatto alla pastorale diocesana, parrocchiale e per le aggregazioni laicali di ogni tipo.

“Ciascuno e ciascuna di noi ha la possibilità di attivarsi per sostenere quelle persone che nella chiesa nella politica e nella società si impegnano con coraggio affinché le donne siano meglio tutelate e si superino situazioni di violenza sia individuali che strutturali. Che sempre più persone nella nostra terra siano aperte e impegnate, lo mostra tutta una serie di progetti che scaturiscono dalla base”, scrivono Johann Kiem, Hannes Rechenmacher e Christine Vieider, nell’illustrare il primo dei dieci comandamenti: “Sostengo la Chiesa, la politica e la società nel decidere misure che abilitino le donne a liberarsi da situazioni (strutturali) di violenza”.
Seguono gli altri nove, approfonditi via via da Katrin Gottardi e Barbara Wielander, Judith Hafner, Maria Theresia Ploner, don Paolo Renner, Martin Pezzei, Lidia Pellegrini: “Conosco e indico i luoghi e le istituzioni dove donne e uomini ricevono aiuto e partecipo a queste iniziative”; “Mi impegno, affinché donne e uomini – specie se con figli – ottengano un sostegno nella vita privata, specialmente in situazioni di crisi o di bisogno”; “Contribuisco a creare spazi sicuri per ragazze e donne”; “Parlo con stima delle donne. Cerco e diffondo profili di donne forti, anche nella Bibbia e nella tradizione cristiana”; “Intervengo quando si presentano immagini riduttive rispetto a donne o uomini”; “Rigetto barzellette denigratorie o sessiste”; “Dico ‘no!’ alla violenza verbale e a discorsi ispirati da odio”; “Sono sensibile al fatto che le donne e gli uomini nel mio nel mio ambiente vivono nella paura o soffrono di o soffrono di richieste eccessive e ne parlo con loro”; “Mi accorgo di come si sente la persona che incontro e rispetto i limiti che essa stabilisce. Il ‘no’ è un ‘no’ – sempre e senza eccezioni”.
Il fatto – come già ai tempi di Mosè – che debbano essere dati al popolo dieci comandamenti dipende dalla presa d’atto che i diritti non vengono riconosciuti (per quanto enunciati) e le regole non vengono rispettate. Il discorso si fa particolarmente delicato per la Chiesa cattolica, nella quale la donna si trova in una posizione strutturalmente “diversa” rispetto all’uomo, diversa anche rispetto a quanto propone il racconto evangelico, che presenta la donna come la via necessaria dell’Incarnazione, come colei che sa scegliere la parte migliore, come l’icona del servizio gratuito, come testimone fedele (quando tutti gli altri se la sono data a gambe) e come l’avanguardia dell’annuncio.
“Quello che mi preoccupa è la persistenza di una certa mentalità maschilista (machista), anche nelle società più avanzate”, scriveva qualche anno fa papa Francesco. Aggiungendo: “Mi preoccupa anche che nella Chiesa stessa, il ruolo del servizio a cui ogni cristiano è chiamato scivola, nel caso delle donne, a volte, nei ruoli più di servitù che di vero servizio”. C’è piena consapevolezza della necessità di una conversione, ma ancora mancano l’idea vincente e il coraggio per renderla credibile e possibile.
All’origine della violenza sulle donne c’è, nella società e nella Chiesa, l’abuso (contingente, ideologico e strutturale) di potere.