Un anno da dimenticare? Al contrario: un anno da ricordare bene. Da tenere sempre a mente. Da studiare in ogni aspetto ancora taciuto, nascosto. Da capire e da mettere a frutto.
Le ferite che si sono prodotte nei giorni non saranno sanate dal tempo che passa, non prima dell’affermarsi, del farsi carne di verità e giustizia.
Basta così. Non è qui tempo di parole. È ancora l’inverno in cui tutto tace, in cui tutto è bene che taccia, perché nel silenzio, nella pazienza, si prepara la terra per una nuova semina e per nuovi raccolti.
Ma una parola va detta già ora e questa parola è “grazie”.
Grazie a chi ci ha presi per mano, a chi ha ascoltato il nostro grido, ci ha sollevato da terra, ci ha dato rifugio all’ombra delle sue ali, ci ha fatto respirare vita nuova.
Grazie a chi con le sue scelte, i suoi gesti, il suo coraggio, la sua normalità, la sua voce, con la musica della sua anima autentica ci ha mostrato che è possibile restare umani, malgrado tutto. E ci ha saputo, con questo, convincere.
Bill
