Che Dio mi assista

Konitz, Prussia Occidentale. 4 ottobre 1944.
Le reclute hanno concluso il periodo di addestramento e domani ci sarà il giuramento.
Il maresciallo maggiore delle SS espone loro il significato di quest’atto di fedeltà incondizionata al regime nazista:

“Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e Cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a te e ai superiori designati da te l’obbedienza fino alla morte. Che Dio mi assista”.

Nel settembre 1944 Josef Mayr-Nusser si era trovato arruolato forzatamente nelle SS. Il suo collega Ernst Haller aveva subito due settimane di carcere per essersi rifiutato di rinnegare la sua fede.

Nella sala c’è silenzio. Rimbombano le parole del maggiore. E quell’ultima espressione: “Che Dio mi assista”.

Con l’aiuto di Dio, del Dio che per amore si è fatto uomo, nascendo in una stalla, da genitori ebrei, alla periferia della storia… Facendo appello a questo Dio Josef dovrebbe ora giurare a Hitler “fedeltà e coraggio”?

Josef alza la mano, chiede la parola.

“Signor maresciallo, io questo giuramento non posso e non voglio pronunciarlo”.

È un pazzo chi antepone i dettami della propria coscienza alla sua stessa vita?
Ma la decisione di Mayr-Nusser non è data da un momento di follia. È il punto d’approdo ineludibile di un cammino verso la verità. È la verità stessa che impone, come atto d’amore, la testimonianza a costo della vita.

I compagni di Josef hanno paura. Non parlano più. Non sanno dove guardare. E per decenni, dopo la sua morte nel treno per Dachau, Josef Mayr-Nusser sarà vittima, nella sua patria, di una omertosa congiura del silenzio.

«Carissima Hildegard!
Una preoccupazione affliggerà anche te da quando sai che presto servizio nelle SS e ti sarà tornato alla mente il caso di Ernst Haller. Non ho dubitato un attimo su come mi comporterei in una simile situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. La coscienza di ciò, carissima sposa, questa spontanea concordanza riguardo a quanto abbiamo di più sacro, è per me un’indicibile consolazione. Ciò che affligge il mio cuore di più è che la mia testimonianza, nel momento decisivo, possa causare a te, fedelissima compagna, disgrazia temporale. L’impellenza di tale testimonianza è ormai ineluttabile, perché due mondi si stanno scontrando. I miei superiori hanno mostrato fin troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di sacro e intangibile.
Prega per me, Hildegard, affinché nell’ora della prova io agisca senza timore e senza esitare, lo devo a Dio e alla mia coscienza».

(Lettera di Josef alla moglie Hildegard, Konitz, 27.9.1944)

Indicazione bibliografica:

Paolo Bill Valente, Fedeltà e coraggio. La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, ed. Alpha Beta, Merano 2017

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