Sinodalità: uno stile da sviluppare

Vita Trentina – 2.10.2022

È stata presentata pubblicamente a Vienna la settimana scorsa la “sintesi nazionale del percorso sinodale” che la Chiesa austriaca ha inoltrato a Roma nel mese di agosto. A dar voce al lavoro svolto c’erano l’arcivescovo di Salisburgo Franz Lackner, presidente della Conferenza episcopale, la teologa pastorale Regina Polak e la rettrice della Kirchliche Pädagogische Hochschule (KPH) di Innsbruck, Petra Steinmair-Pösel.

Al processo sinodale hanno preso parte circa 50mila persone. La “sintesi nazionale” è stata composta da un gruppo di redattori del quale non faceva parte nessun vescovo. I vescovi, considerando il documento come espressione autentica dei cattolici austriaci, si sono limitati a redigere e firmare un’introduzione.

“Siamo consapevoli – ha specificato il vescovo Lackner – di aver ascoltato molte voci, ma non tutte rappresentative”. Cioè alcuni gruppi in effetti non sarebbero stati sufficientemente ascoltati. “Non lo percepiamo solo come una mancanza, ma come un compito per continuare il processo sinodale e per stabilire l’intesa sinodale in generale come metodo di lavoro della Chiesa in Austria”, ha detto ancora. Ha spiegato anche come si sia consapevoli di una doppia responsabilità, quella di rendere ragione delle istanze provenienti dalla base e della dimensione universale della Chiesa. Una sfida che richiede pazienza e discernimento.

Al processo, ha riferito Regina Polak, molti hanno partecipato attivamente, altri si sono mantenuti distanti, scottati da precedenti esperienze. Gruppi e movimenti conservatori si sono tenuti fuori. Difficoltà a farsi coinvolgere anche i giovani, le comunità di altra cultura, le persone che si sentono lontane dalla Chiesa.

Nei lavori hanno predominato i temi che già da decenni sono all’ordine del giorno delle comunità ecclesiali in Austria: la questione femminile, la partecipazione dei laici, la nomina trasparente dei vescovi, lo stile di guida clericale, i giovani o l’etica sessuale. Nuovi temi sono stati in particolare la perdita di rilevanza della Chiesa nella società e la questione di come la Chiesa affronta le coppie omosessuali o le diverse identità sessuali.

Ci sono ambiti nei quali le diocesi austriache possono cominciare a lavorare senza attendere ulteriori sviluppi. Tra questi, temi come la giustizia di genere, ad esempio attraverso la promozione mirata delle donne in posizioni di leadership ecclesiastica, o l’ampliamento delle opportunità di partecipazione nell’ottica della trasparenza dei processi decisionali e della co-determinazione a tutti i livelli.

Altre aree di sviluppo sono una maggiore partecipazione dei laici alla liturgia, per esempio col permesso, per gli assistenti pastorali, di predicare e battezzare, e con la possibilità per gli assistenti ospedalieri di amministrare l’unzione degli infermi. Temi emersi sono anche la necessità di rendere più comprensibile il linguaggio usato nella liturgia e nella predicazione e la cura pastorale delle persone che sono escluse per diversi motivi dalla vita ecclesiale.

Ci sono poi argomenti che non sono di competenza delle singole diocesi. Dalla sintesi nazionale emergono temi come l’accesso delle donne all’ordinazione e agli uffici ad essa collegati, il celibato come condizione per l’ammissione al ministero ordinato e lo sviluppo della dottrina in relazione alle nuove scoperte in ambito scientifico, come quelle legate ai comportamenti e alla morale sessuale. Ai vescovi si chiede di portare anche questi temi, con coraggio, nei sinodi, facendosi portavoce dei fedeli, anche quando non condividono personalmente determinate posizioni.

Certamente la sinodalità non è fine a se stessa. Serve a “mettere la Chiesa in condizione di vivere la sua missione nel miglior modo possibile, nello spirito di Gesù”, ha detto Petra Steinmair-Pösel. Le parole e l’azione della Chiesa devono dunque poter essere verificate in relazione soprattutto a questa missione, portando a tutti l’amore di Dio, facendo “una chiara opzione per i poveri e gli svantaggiati”.