1922. Roma sospende uno strano decreto

Vita Trentina – 4.9.2022

1922. Anno particolarmente movimentato e gravido di conseguenze. A Bolzano, a Trento e nel resto d’Italia. Il 28 ottobre con la marcia su Roma il fascismo inaugurò il ventennio che condusse il Paese alle rovine della Seconda guerra mondiale. Avvisaglie di quell’evento si ebbero anche in regione, ad esempio con la “marcia su Bolzano” del 2 ottobre, cui seguirono analoghi fatti a Trento nei giorni successivi.

In ambito ecclesiastico gli eventi dimostrano ancora una volta quanto sia difficile e delicato prendere decisioni pastoralmente lungimiranti e politicamente fondate in una terra dall’anima multiforme come quella trentinoaltoatesina.

Ciò che avvenne nell’agosto del 1922 rispetto a una possibile revisione dei confini tra le due diocesi di Trento e Bressanone è a tutt’oggi un piccolo mistero.

Con la definizione della nuova frontiera di Stato al Brennero, la diocesi di Bressanone si trova monca della maggior parte del suo territorio storico, che comprendeva quasi tutto il Tirolo settentrionale/orientale e il Vorarlberg.

Politica e religione si mescolano facilmente. Nell’ottobre del 1919 circa 180 comuni tirolesi chiedono al Papa l’aggregazione dei decanati altoatesini della diocesi di Trento a Bressanone. Nel 1920 la diocesi di Trento è sottratta, e subito dopo anche quella di Bressanone (1921), alla sede metropolitana di Salisburgo e resa immediatamente soggetta alla Santa Sede. Lo stesso vescovo Celestino Endrici, in questa fase, vede favorevolmente la cessione dei decanati altoatesini, con l’eccezione della Bassa Atesina.

Dopo la ratifica del trattato di St. Germain, che sancisce l’annessione dell’Alto Adige e del Trentino al regno d’Italia, nel 1921 il vescovo ausiliare Sigismund Waitz è nominato amministratore apostolico dei territori di Innsbruck e Feldkirch. Sembra dunque che la Santa Sede intenda creare in tempi stretti una nuova diocesi al di là del Brennero. Il passo successivo potrà dunque essere l’estensione della piccola diocesi di Bressanone. A sostegno della ridefinizione dei confini diocesani si esprimono nel maggio 1922 i decani e i sindaci dei dieci decanati mistilingui con una petizione al nuovo papa Pio XI, eletto nel mese di febbraio.

Ciò che succede nei mesi estivi del 1922 è ancora oggi tinto di giallo. Il Vaticano si decide dapprima per una soluzione di compromesso: i dieci decanati vengono affidati al vescovo di Bressanone (Johannes Raffl dal 1921) che però non ne sarà vescovo titolare, ma solo amministratore apostolico. Il decreto è del 5 agosto 1922. C’è da supporre una reazione negativa – forse per un deficit di comunicazione – da parte del Governo italiano (anche sulla spinta delle reazioni dei circoli nazional-liberali trentini che definiscono il provvedimento “un vero regalo fatto ai pangermanisti dell’Alto Adige e di oltre Brennero”), tant’è vero che in modo assolutamente sorprendente il decreto viene sospeso già il 16 agosto. “Per ora”, si dice, e “fino ad ulteriore disposizione della S. Sede”.

Che cosa è successo davvero? È il primo decreto a nascere da un errore di valutazione? Oppure il secondo, dal momento che in dieci giorni la situazione politico-pastorale non è certo cambiata? Si potrà discutere a lungo sui veri motivi – pastorali o politici – di questo provvedimento e della sua revoca.

La strana sospensione del decreto del 5 agosto rappresenta, si afferma, una soluzione “provvisoria”, cui anche il vescovo Endrici, date le circostanze, conferma l’assenso nel novembre del 1922. Il clima è ora più che teso, come confermano la cosiddetta “marcia su Bolzano” del 2 ottobre, e le reazioni scomposte alla visita pastorale a Bolzano dello stesso vescovo Endrici, che dà occasione di polemica e scontro agli opposti nazionalismi.

Queste le parole di Celestino Endrici (29 novembre 1922) al card. Gaetano De Lai, segretario della Congregazione Concistoriale, a testimonianza di come sia cambiata la situazione: “Oggi, dopo le ampie constatazioni di fatto avute sul luogo, devo riformare le proposte e gli apprezzamenti da me fatti alla S. Sede nelle precedenti relazioni. Tenuto conto dell’odierno stato reale delle cose e degli animi, io credo di poter e dover sommessamente consigliare alla S. Sede di non fare più alcuna innovazione nei riguardi del governo della diocesi di Trento, ma di lasciare intatto ed immutato lo statu quo attuale come fin qui…”.

Il “per ora” del 16 agosto 2022 durerà quarantadue anni. La situazione si sbloccherà, in tutt’altro contesto, nell’estate del 1964.

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