L’ultimo gargitteriano

Vita Trentina – 7.8.2022

Se n’è andato in modo inatteso un testimone delle vicende e delle complesse dinamiche diocesane di Bolzano-Bressanone. Josef Matzneller, malgrado sia stato a lungo il Numero Due della diocesi altoatesina, non è però mai stato un uomo del potere. Piuttosto l’uomo al servizio della comunità cristiana nella sua dimensione istituzionale. Nella prospettiva, verrebbe da dire, della costituzione “Prædicate Evangelium”.

Mons. Matzneller è morto dopo aver contratto il coronavirus. Lui, che aveva operato e resistito nei campi minati dei rapporti Chiesa-mondo e delle relazioni intraecclesiali. La salute spesso non lo aveva sorretto, ma avevano sopperito la sua onestà, la buona fede, la modestia e l’autorevolezza guadagnata sul campo.

Nato nel 1944 ad Aldino, era stato ordinato prete nel 1970 a Roma, dove aveva proseguito gli studi fino al 1975. Al ritorno dalla Capitale comincia il suo lungo percorso di accompagnamento di ben quattro vescovi, tutti quelli che finora sono stati chiamati a governare la diocesi nata dalla ridefinizione dei confini del 1964.

Di Joseph Gargitter fu segretario particolare nell’ultimo decennio del suo episcopato e nel periodo da vescovo emerito fino alla sua morte, avvenuta nel luglio 1991. Poté dunque vivere lo spessore pastorale e la visione politica di un pastore che aveva avuto lo sguardo lungo, più lungo di molti suoi contemporanei, e che per questo si era dovuto sentire solo. Ma è la solitudine del giusto, non quella di chi si nasconde o fugge. E Matzneller certamente fu la persona – tra le poche – che riempì di spessore umano la solitudine di Gargitter. Un’altra di esse fu don Giorgio Cristofolini – il prete dei minatori e fondatore del Segno – di cui Matzneller ebbe sempre la massima stima.

Il successore di Gargitter, Wilhlem Egger, lo nominò cancelliere diocesano, incarico che ricoprì fino al 1996, quando lo stesso vescovo lo chiamò al ruolo di vicario generale per la parte di lingua tedesca e ladina (1996), come si usava allora. Due vescovi diversi, Gargitter ed Egger, accomunati però dalla piena coscienza del ruolo specifico che la Chiesa ha in una situazione di convivenza pacifica da costruire e ricostruire giorno per giorno. Egger, un vescovo aggrappato alla Parola di Dio, da far fiorire nelle dimensioni della pace, della giustizia, della salvaguardia del Creato. Un episcopato non privo di fatiche, il suo, soprattutto a partire dal nuovo millennio. Fatiche che, malgrado il sostegno di un vicario come Matzneller (affiancato dai rispettivi colleghi di lingua italiana), lo condussero a una morte prematura (2008).

Riconfermato nel ruolo (2009) dal nuovo vescovo, Karl Golser, Matzneller fu nuovamente confrontato con i temi della pace, della tutela dell’ambiente, della promozione della giustizia e della legalità, cari ai due vescovi precedenti. Ma ritrovò presto pure la dimensione della malattia, soprattutto quando il morbo di Parkinson tolse ogni energia a Golser (della stessa malattia, seppure in una forma meno violenta, aveva sofferto Gargitter), portandolo a lasciare.

Matzneller è stato un passaggio di consegne vivente. Non a caso fu chiamato in entrambi i momenti di sede vacante – dall’agosto 2008 al marzo 2009 e poi dal luglio 2011 all’ottobre 2011 – a guidare la diocesi come “amministratore” fino alla presa di possesso della cattedra da parte del rispettivo nuovo vescovo. Matzneller dava affidamento perché, tra l’altro, si sapeva che non apparteneva a “cordate” né a gruppi di potere e lobbies.

Gli ultimi anni del suo servizio di vicario generale (e di moderatore della curia) coincidono con l’indizione del Sinodo diocesano, con il suo svolgimento (2013-2015) e con i primi passi della sua attuazione. L’uscita di scena di Matzneller, oltre all’età, è legata al fatto che col 2016 la diocesi ha riformato l’impostazione a doppie sezioni (di lingua tedesca e italiana) data a suo tempo dal vescovo Gargitter. Dal 2016 in poi ci sarebbe stato un solo vicario generale (e così anche un unico direttore per ogni ufficio diocesano).

Il presidente Arno Kompatscher ha sottolineato come l’Alto Adige sia ora più povero. “Matzneller conosceva la nostra provincia e la Diocesi come pochi altri”. Con la sua morte “anche la Chiesa altoatesina e la nostra comunità perdono una persona che si è messa al servizio del prossimo con senso del dovere, coscienza e modestia”.

È così. Matzneller è stato un fedele servitore della Chiesa locale. Un uomo delle istituzioni in un’ottica di servizio e non di potere.

Non un utile idiota, non un servo sciocco, non una marionetta manovrabile a piacimento, perché ricattabile nelle sue debolezze e vanità. Non un uomo di potere né una persona che fosse parte o espressione di gruppi di potere. Non vanitoso, non tronfio della propria immagine. Legato alla Diocesi e alla sua missione, non alle proprie stellette. Consapevole e rispettoso dei ruoli.

Una persona degna di fiducia: non perché sia stato dalla tua parte, ma perché era chiaro da che parte stava. Trasparente e libero. Capace di mettersi nei panni dell’altro. Capiva bene – venendo dalla scuola di Gargitter – le esigenze e i timori degli altri gruppi linguistici e dava loro voce. Guardava al bene comune.

Non andando a braccetto col potere, a certi gruppi di potere ha dato fastidio. Perché se c’era da dire di no, diceva di no, non chiedeva una contropartita per dire di sì. Né diceva di sì per motivi di appartenenza o in ossequio agli amici degli amici.

Josef Matzneller è morto il 20 luglio. Il funerale è stato celebrato lunedì 1° agosto dai vescovi Ivo Muser e Lauro Tisi.

Con lui se ne va l’ultimo gargitteriano. L’ultimo garante di un progetto di lungo respiro.

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