Come la brace sotto la cenere

QuiMedia – 16.6.2022

In questi giorni trent’anni fa si concludeva una delle fasi di sviluppo della (pacifica) convivenza tra i gruppi linguistici dell’Alto Adige. Il Governo austriaco (l’11 giugno del 1992) rilasciava la cosiddetta “quietanza liberatoria” con la quale prendeva atto dell’attuazione dell’Accordo di Parigi da parte dello Stato italiano.

L’autonomia altoatesina si fonda su due pilastri giuridici importanti quasi contemporanei. Il primo è l’Accordo di Parigi del 1946, che impegna l’Italia a garantire i diritti culturali delle minoranze linguistiche altoatesine, in modo specifico di quella di lingua tedesca. Il secondo è l’articolo 6 della Costituzione (approvato nel 1947): “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.

Quando nel 1960 l’Austria ritenne che lo Statuto di autonomia del 1948 e in particolare la sua attuazione avessero tradito lo spirito dell’Accordo di Parigi, la questione fu portata davanti alle Nazioni Unite, le quali esortarono i due Stati a trovare una soluzione condivisa. Il percorso fu irto di ostacoli poiché si confrontavano due nazionalismi con i loro pregiudizi e le loro riserve mentali (che sussistono ancora oggi). Però nel 1969 fu raggiunto il consenso che portò al secondo Statuto di autonomia, la cui attuazione non fu breve. Da quel 1960 passarono dunque 32 anni finché i due Governi poterono dichiarare chiusa la vertenza.

A trent’anni di distanza da quella stretta di mano la “via altoatesina” è indicata come modello per analoghe situazioni. Michelle Bachelet, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel suo intervento di qualche giorno fa he detto che l’Alto Adige è “un esempio di come la tutela del patrimonio linguistico e culturale e la pacifica convivenza tra le minoranze siano traguardi possibili per risolvere i conflitti”, sottolineando “l’importanza di un’azione politica tempestiva per individuare i problemi nel contesto dei diritti umani”.

Chi vive l’Alto Adige sa che la pacifica convivenza nel rispetto dei diritti di tutti non è affatto un dato acquisito una volta per tutte. Pensare e affermare che il problema sia definitivamente risolto è il modo più sicuro per tenerlo vivo come la brace sotto la cenere.

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