Di fronte alla morte il silenzio è più eloquente

QuiMedia – 21.4.2022

Siamo ancora nel tempo di Pasqua. Una Pasqua che per molti quest’anno tarda ad arrivare o non arriverà. Percorsi che si fermano al Venerdì santo, qualcuno ai piedi di una croce, qualcuno inchiodato al suo destino. Invocando, invano, la pace, là dove la violenza ha rubato tutte le parole e le ha trasformate in bombe.

Anche per questo, nel corso della Via Crucis che quest’anno è tornata al Colosseo, papa Francesco invita al silenzio. “Di fronte alla morte il silenzio è più eloquente delle parole. Sostiamo pertanto in un silenzio orante e ciascuno nel cuore preghi per la pace nel mondo”.

La scena della tredicesima stazione è quella di Gesù che alle tre del pomeriggio grida a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Poco dopo, dando un forte grido, muore. L’urlo, il silenzio, la morte.

In origine era stato preparato per questa stazione un testo che è stato oggetto di polemiche, così come il fatto che la croce l’avrebbero portata insieme una donna russa e una donna ucraina. La violenza produce violenza e solo la testimonianza del bene può rimettere in moto percorsi di riconciliazione.

“La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi. L’esistenza, le giornate, la spensieratezza della neve d’inverno, l’andare a prendere i bambini a scuola, il lavoro, gli abbracci, le amicizie… tutto. Tutto perde improvvisamente valore. Dove sei Signore? Dove ti sei nascosto?” “Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione. Sappiamo che Tu ci ami, Signore, ma non lo sentiamo questo amore e questa cosa ci fa impazzire. Ci svegliamo al mattino e per qualche secondo siamo felici, ma poi ci ricordiamo subito quanto sarà difficile riconciliarci. Signore dove sei? Parla nel silenzio della morte e della divisione ed insegnaci a fare pace, ad essere fratelli e sorelle, a ricostruire ciò che le bombe avrebbero voluto annientare”.

Di fronte alla morte il silenzio è più eloquente delle parole. È una testimonianza più efficace. Come scrisse Josef Mayr-Nusser: “Non si tratta, dapprincipio, di essere testimoni attraverso la parola, nemmeno attraverso l’azione. Spesso può essere più opportuno tacere; spesso anche la migliore azione può essere distorta. Ma sempre dobbiamo essere testimoni. Esserlo con semplicità e senza pretese”.

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