Vita Trentina – 3.4.2022
“Carissima Hildegard! Una preoccupazione affliggerà anche te da quando sai che presto servizio nelle SS…”
Sono passati cinque anni da quando, nel Duomo di Bolzano, Josef Mayr-Nusser è stato proclamato beato. Meglio: da quando la Chiesa cattolica ha formalmente riconosciuto la testimonianza di un uomo giusto e scomodo, la verità rispetto al quale era stata a lungo taciuta, o forse rimossa, allontanata, così come le sue spoglie nella chiesetta di San Giuseppe a Stella di Renon.

Finalmente, nel marzo del 2017, Josef Mayr-Nusser tornava a casa, nella sua Bolzano, che aveva abbandonato con la morte nel cuore il 7 settembre del 1944. Aveva lasciato dietro di sé la moglie Hildegard e il piccolo Albert.
Proprio a Hildegard, tre settimane dopo la partenza, scriveva i motivi della scelta che andava a fare.
“Carissima Hildegard! Una preoccupazione affliggerà anche te da quando sai che presto servizio nelle SS e ti sarà tornato alla mente il caso di Ernst Haller. Non ho dubitato un attimo su come mi comporterei in una simile situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. La coscienza di ciò, carissima sposa, questa spontanea concordanza riguardo a quanto abbiamo di più sacro, è per me un’indicibile consolazione. Ciò che affligge il mio cuore di più è che la mia testimonianza, nel momento decisivo, possa causare a te, fedelissima compagna, disgrazia temporale. L’impellenza di tale testimonianza è ormai ineluttabile, due mondi si stanno scontrando. I miei superiori hanno mostrato fin troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di più sacro e intangibile. Prega per me Hildegard, affinché nell’ora della prova io agisca senza timori o esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza”
(Lettera da Konitz, 27.9.1944).
Nel settembre 1944 Josef Mayr-Nusser si trova arruolato forzatamente nelle SS. Il suo collega Ernst Haller aveva subito due settimane di carcere per essersi rifiutato di rinnegare la sua fede. A questo fa riferimento la lettera alla moglie. Josef parte per il periodo di l’addestramento con le altre reclute alla volta di Konitz, località della Prussia Occidentale, oggi Polonia.
Al termine delle tre settimane di formazione la procedura prevede di prestare il giuramento a Hitler in forma solenne. Il 4 ottobre il maresciallo maggiore delle SS spiega alle reclute il significato di quest’atto di fedeltà incondizionata al regime nazista. Ecco il testo da proclamare: “Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e Cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a te e ai superiori designati da te l’obbedienza fino alla morte. Che Dio mi assista”.
Josef alza la mano, chiede la parola. Dichiara che lui, quel giuramento, non può e non vuole pronunciarlo. Due mondi si stanno scontrando. È l’ora della prova. Il momento di agire senza timori o esitazioni secondo i dettami di Dio e della coscienza.
È un pazzo chi antepone i dettami della propria coscienza alla sua stessa vita?
Ma la decisione di Mayr-Nusser non fu data da un momento di follia. Fu il punto d’approdo ineludibile di un cammino verso la verità. È la verità stessa che impone, come atto d’amore, la testimonianza a costo della vita.