Il Segno – 1.12.2021
“La nostra vita in Nigeria trascorreva tranquilla. Le persone del nostro villaggio si dedicavano chi allo studio, chi ad andare a pesca chi a fare il mercato. Ognuno viveva la sua vita in pace finché sono iniziati i problemi con l’arrivo di Boko Haram”. Comincia così la storia della famiglia Ibrahim che le volontarie e i volontari della parrocchia dei Piani di Bolzano raccontano in questi giorni alla loro comunità. Papà, mamma e la prima figlia fuggirono dal loro villaggio e si rifugiarono in un campo profughi in Niger. Vi rimasero ben sette anni, finché non si è aperta per loro l’opportunità di arrivare a Bolzano con un viaggio sicuro attraverso i cosiddetti “corridoi umanitari”. Nel frattempo, nel campo, erano nati un’altra bimba e due fratellini.

Accompagnata dalla Caritas diocesana, la famiglia è stata accolta nei locali della canonica messi a disposizione dalla parrocchia San Giuseppe ai Piani ed è seguita da un bel gruppo di volontari.
L’Avvento è il tempo che ci prepara a guardare negli occhi chi busserà alla nostra porta. Nessun momento migliore per presentare questa bella storia. Un foglio con le foto della famiglia, delle volontarie e un breve testo di spiegazione è stato distribuito assieme alle tradizionali corone di avvento, quasi come una quinta candela, destinata a illuminare la comunità di San Giuseppe.
“Abbiamo sperimentato una calda accoglienza”, scrivono i sei ospiti della parrocchia, “in una terra dove stiamo cercando di imparare la lingua e le diverse norme e tradizioni”. E aggiungono: “Siamo musulmani e stimiamo i cristiani, Gente del Libro, che si apprestano ad accogliere Gesù. Vi auguriamo, in questo tempo di Avvento che la luce di questa corona entri nelle vostre case e aumenti la preghiera e l’ascolto della volontà di Dio”.
Le volontarie spiegano: “Ogni accoglienza ha bisogno, non solo di tetti, vestiti, cibo e cose varie, ma soprattutto di persone che accolgono la sfida di concretizzare l’amore verso il prossimo. Non il prossimo che ci scegliamo, quello che desideriamo, ma quello che il Signore mette sul nostro cammino. Dopo le titubanze e i timori iniziali, piano piano, stiamo vivendo questo servizio con Marwata, Ibrahim, Zeinabou, Fatima, Ali e Aboukar, con uno spirito nuovo, guidati da una luce nuova”.
L’accoglienza attraverso i corridoi umanitari è una chance non solo per chi viene accolto, ma anche per chi accoglie. Misura i cristiani con le parole del Vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto”. Mostra la bellezza della collaborazione e di una comunità viva, capace di superare i timori per andare incontro alle persone. È un’occasione di crescita per tutti.
Mentre la Caritas diocesana si occupa delle questioni più “tecniche” (come la procedura per il riconoscimento dello status di profughi) i volontari costruiscono una rete tra loro e sul territorio. “Si stanno creando delle sinergie per tante piccole cose”, spiega Carmen Nevano che segue direttamente il progetto. “Percepiscono che sono benvoluti. Quando girano nel quartiere vengono riconosciuti e salutati, hanno conosciuto tante belle persone, ci dicono”. Un esempio simpatico: un parrocchiano per i prossimi sabati ha organizzato un incontro tra la sua famiglia e la famiglia Ibrahim. Andranno in giro e passeranno del tempo insieme.
La famigliola nigeriana è arrivata in Italia il 23 giugno assieme ad altri quaranta profughi attraverso un corridoio umanitario organizzato da Caritas Italiana, su mandato della Conferenza Episcopale Italiana, e dall’UNHCR (l’agenzia dell’ONU per i rifugiati). Fino a quella data nel 2021 nel Mediterraneo erano scomparse più di 800 persone, e più di 13.000 erano state quelle intercettate e riportate in Libia.
Durante l’Avvento sono previste altre azioni per coinvolgere la parrocchia. L’esperienza di un’accoglienza di una famiglia di profughi in parrocchia arricchisce e rende vitale la comunità. Chi fosse interessato a sviluppare un progetto simile a quello della parrocchia dei Piani può contattare la Caritas diocesana.