Vita Trentina – 7.11.2021
Comunità, partecipazione, missione, sono le tre dimensioni del percorso sinodale inaugurato da qualche settimana. Il vescovo di Innsbruck Hermann Glettler ne ha parlato all’omelia di domenica scorsa, ritrasmessa da ORF Radio Tirol.
Il vescovo ha dato un titolo alla sua omelia: “Worum geht’s?”. Vuol dire più o meno: di cosa si tratta? Oppure: di che cosa stiamo parlando davvero? È la domanda dello scriba. E la risposta di Gesù è chiara e definitiva: egli “risponde con la sintesi più geniale: ciò che conta è l’amore! All’inizio e alla fine, in tutte le nostre relazioni e nella confusione quotidiana delle tante istanze e aspettative. Chi ama ascolta. Questo è il senso del processo sinodale che papa Francesco ha voluto per tutta la chiesa”.

Vivere consapevolmente la comunità è già di per sé una missione. Glettler ha raccontato della sua visita agli ospiti di una casa per persone che si sono liberate da situazioni di dipendenza da sostanze. “Tutto quello che mi hanno detto mi ha toccato il cuore – l’ammissione di un fallimento, il rispetto reciproco, la loro gratitudine per le nuove opportunità di vita e molto altro. Ho pensato tra me e me: proprio questa sarebbe la chiesa, una comunità così semplice e autentica”.
Alla base della comunità c’è l’ascolto. Ascoltare la Parola di Dio e ascoltare fratelli e sorelle. L’ascolto “apre uno spazio di risonanza per innumerevoli domande, preoccupazioni e ferite. Nell’ascolto cresce la fiducia, diventiamo più consapevoli e possiamo condividere molte incertezze l’uno con l’altro”.
Il vescovo ha poi portato l’esperienza del “Lerncafé”, una sorta di doposcuola che si è diffuso in tutte le diocesi austriache nell’ultimo quindicennio. Mettere i ragazzi in condizione di partecipare pienamente alla vita scolastica fa bene a tutta la società. “La partecipazione è una questione chiave nella nostra società. Se non si riesce a garantirla, il numero di cittadini arrabbiati aumenterà enormemente. Essi hanno l’impressione di non avere voce in capitolo e di non poter cambiare nulla, di non poter aver parte ai processi sociali”.
Di che cosa si tratta, allora? “Chi ama apre spazi, spazi di co-creazione e di corresponsabilità. Quindi le domande sono: dove e come le persone sperimentano la partecipazione e il coinvolgimento? E cosa impedisce loro di essere coinvolti nella chiesa?” La diocesi di Innsbruck propone per questo un sondaggio online che dura fino alla fine di novembre.
Comprendere in modo nuovo il senso della missione è una decisione centrale. È la chiamata a un’innovazione che riconduce alle origini. Il cristiano non ha il compito di autoaffermarsi, di fare discepoli, di inseguire il numero, di far parte di un sistema di potere, ma di recuperare il senso della missione: “Vivere e portare alla gente il messaggio di speranza di Gesù”.
“È altrettanto importante amare le persone che Dio ci ha affidato nella nostra comunità in cammino”. “Una chiesa che non serve, non serve a nulla!”, diceva il vescovo ribelle Jacques Gaillot. Parole spesso riproposte da papa Francesco. “Una chiesa che in questo senso è capace di amare, che cammina con Dio e con le persone, sarà più umile e sicura di sé allo stesso tempo”. E non avrà paura di mettersi in discussione.