Caritas – 10.2021
A metà novembre la nostra Caritas propone da sempre una “Domenica della carità”. Ad essa si sovrappone, valorizzandola, la Giornata mondiale dei poveri che papa Francesco ha istituito cinque anni fa.
Nel suo messaggio per la Giornata di quest’anno, Francesco esorta a un cambiamento di mentalità e di comportamenti: dalla beneficenza alla condivisione. “I poveri”, dice, “non sono persone ‘esterne’ alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria”. E aggiunge: “Un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina, è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia”. Sono parole forti che ci fanno riflettere.

Per Francesco “si impone un differente approccio alla povertà”. “Con grande umiltà dovremmo confessare che dinanzi ai poveri siamo spesso degli incompetenti. Si parla di loro in astratto, ci si ferma alle statistiche e si pensa di commuovere con qualche documentario. La povertà, al contrario, dovrebbe provocare ad una progettualità creativa, che consenta di accrescere la libertà effettiva di poter realizzare l’esistenza con le capacità proprie di ogni persona”. Dobbiamo accrescere “la sensibilità per capire le esigenze dei poveri, sempre in mutamento come lo sono le condizioni di vita”. Invece nel nostro mondo ricco “si è meno disposti che in passato a confrontarsi con la povertà”. “Si è pronti a tutto pur di non essere privati di quanto è stato frutto di facile conquista”. Anche questa chiusura individualistica – che si esprime in “forme di rancore, di nervosismo spasmodico, di rivendicazioni che portano alla paura, all’angoscia e in alcuni casi alla violenza” – è una forma di povertà “da cui non si può distogliere lo sguardo”.
Dice Francesco: “Dobbiamo essere aperti a leggere i segni dei tempi che esprimono nuove modalità con cui essere evangelizzatori nel mondo contemporaneo. L’assistenza immediata per andare incontro ai bisogni dei poveri non deve impedire di essere lungimiranti per attuare nuovi segni dell’amore e della carità cristiana, come risposta alle nuove povertà che l’umanità di oggi sperimenta”.
Uno di questi segni, che vediamo ogni giorno, è la promozione del diritto all’abitare. Viviamo in una terra in cui da un lato ci sono abitazioni vuote, dall’altro persone che vivono (sopravvivono) sulla strada. Non ci sono soluzioni facili e automatiche. Non servono le posizioni populistiche e rivendicazioniste. L’accompagnamento abitativo, a cui la Caritas si dedica e al quale chiama la comunità, è un percorso fatto di ascolto, di informazione, di corresponsabilità e condivisione. Dare un tetto a ognuno è compito delle Istituzioni. Accompagnare all’abitare è espressione di una comunità che sa prendersi cura delle persone.