I 75 anni dell’Accordo di Parigi

Il Segno – 1.9.2021

Il 5 settembre di 75 anni fa i ministri Karl Gruber e Alcide Degasperi firmavano a Parigi un accordo destinato a portare il loro nome. Parte integrante dei trattati di pace che chiusero il secondo conflitto mondiale, esso è considerato la base su cui si fonda l’autonomia provinciale e regionale. Per questo dal 2014 il 5 di settembre si celebra la Giornata dell’Autonomia.

Di autonomia nel vecchio Tirolo si parlava fin dall’800. Prima della Grande Guerra al centro dell’attenzione era il Trentino, successivamente fu l’Alto Adige ad essere particolarmente interessato a una forma di governo autonomo. Le speranze autonomistiche furono pesantemente frustrate dal regime fascista che attuò una politica volta alla nazionalizzazione della cultura e delle istituzioni e all’eliminazione delle differenze linguistiche.

L’Accordo di Parigi arrivò proprio a correggere quell’impostazione e a stabilire i fondamenti della futura autonomia, dopo che le potenze vincitrici avevano deciso che non ci sarebbe stato un cambiamento di confine tra Italia e Austria.

L’Accordo stabiliva innanzitutto che “gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano … godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca”.

Questa prima parte del documento intendeva aggiustare ciò che vent’anni di dittatura avevano gravemente compromesso. Il regime aveva ad esempio vietato l’uso della lingua tedesca nelle scuole, negli uffici e nei documenti pubblici, nella toponomastica. Aveva favorito l’italianizzazione dei cognomi. Aveva riservato di fatto i posti pubblici a persone di lingua italiana provenienti dalle cosiddette “vecchie province”. L’Accordo invece prevede esplicitamente che sia concesso “ai cittadini di lingua tedesca”: a) l’insegnamento primario e secondario nella loro lingua materna; b) l’uso, su di una base di parità, della lingua tedesca e della lingua italiana nelle pubbliche amministrazioni, nei documenti ufficiali, come pure nella nomenclatura topografica bilingue; c) il diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi che siano stati italianizzati nel corso degli ultimi anni; d) l’eguaglianza di diritti per l’ammissione a pubblici uffici, allo scopo di attuare una più soddisfacente distribuzione degli impieghi tra i due gruppi etnici”.

Dell’autonomia l’Accordo Gruber-Degasperi parla all’articolo 2: “Alle popolazioni delle zone sopraddette sarà concesso l’esercizio di un potere legislativo ed esecutivo autonomo, nell’ambito delle zone stesse. Il quadro nel quale detta autonomia sarà applicata sarà determinato, consultando anche elementi locali rappresentanti la popolazione di lingua tedesca”.

Qui si vede bene come si tratti di un’autonomia territoriale e non di un gruppo soltanto. L’autonomia è data “alle popolazioni delle zone sopraddette”, anche se si vuole garantire che essa sia davvero a tutela delle minoranze linguistiche e che perciò debbano essere consultati i rappresentanti della popolazione di lingua tedesca. I ladini allora non erano tenuti in grande considerazione né si era riflettuto sul ruolo del gruppo di lingua italiana nelle dinamiche della convivenza tra lingue e culture.

L’ultima parte dell’Accordo impegnava Austria e Italia a rivedere gli effetti delle Opzioni del 1939, al riconoscimento reciproco dei titoli di studio, alla garanzia del libero transito tra i due Paesi e agli scambi transfrontalieri.

Con l’Accordo di Parigi nasceva un pezzetto di Europa e gli stessi principi che lo avevano ispirato entrarono nei mesi successivi nella Costituzione italiana. “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i princìpi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento” (art. 5). “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche” (art. 6).

Si riconosceva dunque a livello costituzionale che l’autonomia nell’ottica della sussidiarietà e la tutela delle minoranze avulsa da qualsiasi spinta nazionalistica sono elementi irrinunciabili nella costruzione del bene comune.

Per la Giornata dell’Autonomia 2021 in piazza Silvius Magnago a Bolzano verrà realizzato un percorso di nove stazioni che narra la storia dell’Autonomia speciale per l’Alto Adige.

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