Vita Trentina – 15.8.2021
Non si può dire che la val Venosta sia una zona isolata e fuori dal mondo. Anzi, fin da tempi immemorabili la valle rappresentò un luogo di transito da sud a nord piuttosto trafficato. I romani vi fecero passare la via Claudia Augusta che partendo da Altino e da Ostiglia arrivava ad Augusta nell’attuale Baviera.
Ma la Venosta è anche ricca di vallette laterali, monti difficilmente accessibili, pascoli e alpeggi. Luoghi isolati e sconosciuti che rendono la storia misteriosa e ricca di leggende.

Oppure paesaggi bizzarri come il lago di Resia dalle cui acque, nella parte destra per chi risale verso il passo, si erge il vecchio campanile della chiesa di Curon. Molte saghe alpine raccontano di città sepolte dal crollo di un monte o travolte dalle acque. Ma quella di Curon non è una leggenda. Il paese con le sue 163 case fu raso al suolo davvero, subito dopo l’ultima guerra, per poter alzare le acque del lago con una diga in funzione idroelettrica. Le case furono ricostruite più a monte. Dell’antico villaggio resta solo la torre trecentesca di S. Caterina.
Partendo dal lago si risale la Vallelunga, si attraversa un ponte e ci si addentra nel bosco di Arlui con i suoi pini uncinati. Il “sentiero delle malghe” conduce alla malga di Curon, a quota 2173 metri, stretta tra la cima Termine (Endkopf) e la cima Plaies (Pleisköpfl).
Cose che spariscono, cose che tornano in vita. Si racconta questa leggenda. Quando nell’autunno di un anno lontano i malgari avevano ormai abbandonato gli alpeggi col loro bestiame, due cacciatori si ritrovarono la sera sulla malga di Curon. Allorché scoccò la mezzanotte la malgara entrò d’improvviso nella baita dove si erano riparati. Accese il fuoco nella stufa e mise a bollire dell’acqua. Nella pentola gettò alcuni pugni di cenere che aveva raccolto.
Quando questa mosa grigiastra fu cotta, si mise a mangiare e chiamò i due cacciatori a mangiare con lei. Ma avendo visto di cos’era fatta la mosa, ai due era passato del tutto l’appetito. La malgara li pregava con insistenza e li supplicava di sedersi a tavola e di mangiare con lei. Data l’ostinazione della donna, i due cedettero e misero mano al cucchiaio. E guarda: non era mica niente male. Anzi la mosa aveva un sapore delizioso. Quando tutta la pentola fu svuotata e grattato anche il fondo, la donna, che prima appariva di un colorito grigio come la cenere, divenne improvvisamente bianca.
Ed ecco quanto raccontò la malgara non smettendo nemmeno un istante di ringraziare i due uomini. Disse loro che l’avevano liberata dalla pena cui era stata condannata dopo morta. Durante la sua vita era stata la malgara della malga di Curon. Ma non si era comportata come si deve: aveva sprecato del latte e del burro e per punizione era stata costretta finora a vivere sulla malga come un fantasma. Ma adesso che i cacciatori avevano mangiato la mosa di cenere con lei, era finalmente libera.