Il grato disturbatore

Vita Trentina – 18.7.2021

Ha guidato per 23 anni la Caritas di Innsbruck e ora, giunto il tempo della pensione, si prepara a passare la responsabilità a Elisabeth Rathgeb, da quasi un anno vicedirettrice Caritas e già direttrice dell’ufficio pastorale della diocesi nordtirolese.

Lui è Georg Schärmer, insegnante, educatore, una vita per la Caritas. Caritas come

stile di vita, di pensiero e di azione, prima ancora che come organizzazione. È il quarto direttore del dopoguerra. Il giornale Die Presse, alcuni anni fa, lo ha definito “il grato disturbatore” (“Der dankbare Unruhestifter”). Chi lo conosce sa quanto Schärmer non esiti a dire ad alta voce ciò che vede e a camminare, se necessario, controcorrente. Non è uno che lascia perdere o che le manda a dire. Ma lo fa partendo dalla piena consapevolezza di tutto ciò che ha avuto in dono. “A chi è contento e grato resta sempre qualcosa anche per gli altri”, aveva dichiarato a Die Presse. La gratitudine, d’altra parte, mette di buon umore. Il successo? “Ridere spesso e molto e sopportare con rilassatezza gli inganni dei falsi amici”.

“L’appiglio più importante accanto all’uomo concreto è la cultura della gratitudine”, dice nell’intervista pubblicata la settimana scorsa dal settimanale diocesano Tiroler Sonntag. “Tutti i giorni mi chiedo: quale incontro di oggi è stato buono, quali cose apparentemente scontate sono state buone?” E aggiunge: “La mia preghiera della sera ha cinque lettere: DANKE (grazie)”.

Sarà difficile lasciare la Caritas? Glielo chiedono nell’intervista Walter Hölbling e Gilbert Rosenkranz. “Si può restare attaccati solo a qualcosa che si possiede. Ma la Caritas non è una mia proprietà, perciò non faccio fatica a staccarmene. La Caritas appartiene ai poveri e appartiene a Gesù, che io considero il mio più alto superiore (nonché il mio amico)”.

Dove ha trovato la forza per superare le inevitabili difficoltà e i piccoli o grandi tradimenti? “Sono stati sempre gli incontri concreti con le persone che mi hanno reso creativo. Rabbia per le ingiustizie, compassione per chi soffre, questo ha sviluppato la mia forza. Là dove incontro personalmente i poveri, nasce la mia creatività. Chi dà alla Caritas il mandato di operare per me sono i poveri”.

Duro il giudizio di Schärmer sull’attuale situazione politica nazionale austriaca (mentre buoni sono i rapporti a livello comunale e regionale). “23 anni fa, per esempio, la parola ‘asilo’ aveva una connotazione positiva”. “Che la politica riuscisse a fare di una parola positiva una parola cattiva, o a far sospettare che i beneficiari del reddito minimo siano in generale dei fannulloni, non me lo sarei mai immaginato”. Invece di promuovere la coesione, si lavora sempre più alla divisione. Uno “sviluppo preoccupante”.

Grandi motivi di speranza arrivano però sul piano delle relazioni sociali. “C’è un movimento di solidarietà sempre maggiore fatto di persone, soprattutto giovani. Ci sono molti che si impegnano nel campo della sostenibilità, della giustizia sociale, che curano uno stile di vita che non sia fondato sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse. E questo è anche il compito più nobile della Caritas: promuovere solidarietà, mettere insieme persone capaci di amare il prossimo, offrire spazi per la loro disponibilità al servizio”.

Georg Schärmer, fino a poco tempo fa anche vicepresidente della Caritas austriaca, non rimarrà certo con le mani in mano. Vede il suo futuro impegno (nella scrittura, nella musica, negli incontri) all’insegna dell’ospitalità. “Sono convinto che la porta aperta e il calore del focolare debbano essere elementi essenziali della chiesa del futuro. A questo vorrei contribuire, restando ospitale e disponibile”.

La Caritas di Bolzano-Bressanone è legata a quella di Innsbruck da una forte amicizia, che negli ultimi anni si è consolidata sempre più, esprimendosi in una gratitudine reciproca. Danke Georg.

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