Costruire ponti

Vita Trentina – 3.7.2021

Due settimane fa, per iniziativa del comune di Bolzano, un ponte pedociclabile sull’Isarco è stato dedicato ad Alexander Langer. Il 3 luglio ricorre l’anniversario della scomparsa di un uomo che, anticipatore di tempi e prospettive, è stato segno di contraddizione e pietra d’inciampo in un Alto Adige e in un’Europa prigionieri di pulsioni identitarie e dilaniati dalle conflittualità etniche.

Prima di andarsene Langer riassunse in dieci parole una sorta di manifesto della convivenza tra gruppi, culture e tradizioni. In quei giorni divampava, senza orizzonti di pace, la guerra di Bosnia.

Ecco i dieci punti: 1. La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione; l’alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza. 2. Identità e convivenza: mai l’una senza l’altra; né inclusione né esclusione forzata. 3. Conoscersi, parlarsi, informarsi, inter-agire: più abbiamo a che fare gli uni con gli altri, meglio ci comprenderemo. 4. Etnico magari sì, ma non a una sola dimensione: territorio, genere, posizione sociale, tempo libero e tanti altri denominatori comuni. 5. Definire e delimitare nel modo meno rigido possibile l’appartenenza, non escludere appartenenze ed interferenze plurime. 6. Riconoscere e rendere visibile la dimensione pluri-etnica: i diritti, i segni pubblici, i gesti quotidiani, il diritto a sentirsi di casa. 7. Diritti e garanzie sono essenziali ma non bastano; norme etnocentriche favoriscono comportamenti etnocentrici. 8. Dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera. Occorrono “traditori della compattezza etnica”, ma non “transfughi”. 9. Una condizione vitale: bandire ogni violenza. 10. Le piante pioniere della cultura della convivenza: gruppi misti inter-etnici.

Alex Langer, nel novembre del 1994, spiegò col seguente intervento i suoi dieci punti ai lettori del settimanale diocesano di Bolzano-Bressanone, Il Segno, il quale li pubblicò sulle sue pagine.

“Spesso mi si domanda, quali esperienze e suggerimenti io abbia ricavato dalla combinazione tra la mia esperienza di comunicazione, conflitto e convivenza inter-culturale nel Sudtirolo (un impegno che ha segnato ed in certo senso riempito tutto il corso della mia vita) e la più recente esperienza nel Parlamento europeo o, più in generale, nei movimenti europei per la pace e la solidarietà.

Così mi è venuta l’idea di tentare la redazione di una sorte di breve decalogo: in alcune occasioni ho presentato e discusso, e di conseguenza affinato e meglio elaborato le riflessioni che seguono. Gli interlocutori con cui ho sinora dibattuto il decalogo erano diversi: dall’ambiente di Azione nonviolenta e del Movimento internazionale di Riconciliazione ai partecipanti ad una giornata sulla ‘caduta dei muri’, organizzata a Merano da Pax Christi ed altre associazioni, ad incontri in sede europea.
Mi rendo conto che condensare in un breve testo – per giunta astratto, cioè non riferito ad una singola situazione – un insieme di considerazioni su situazioni di contatto e conflitto inter-etnico (o inter-culturale, inter-confessionale, inter-razziale, ecc.) può far correre il rischio di genericità. Ma sono anche convinto che ormai il tempo sia più che maturo perché ci si occupi non solo e non tanto della definizione dei ‘diritti etnici’ (o nazionali, o confessionali, ecc.), ma della ricerca di criteri per costruire un ordinamento della convivenza pluri-culturale, che ovviamente non potrà essere in primo luogo concepito come un insieme di norme e di statuizioni legali, ma soprattutto di valori e di pratiche della mutua tolleranza, conoscenza e frequentazione”.

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