Crisi ovvero saper cambiare

Il Segno – 2.6.2021

Crisi è una parola che sa dirci molto. Nella lingua degli antichi greci aveva molteplici significati: separare e sciogliere, ma anche indagare e ricercare. Voleva dire fare una scelta, prendere una decisione e trovare una soluzione. Questa situazione – la crisi – ha dunque molto a che vedere col metodo pastorale della Caritas che prevede l’ascolto, l’osservazione, il discernimento per poi agire in favore della persona e animare la comunità.

La crisi sanitaria (che non è solo sanitaria) è innanzitutto una tragedia che ha provocato e provoca milioni di morti in tutto il mondo. A causa del virus si è fermata parte dell’economia, si è acuita la povertà materiale e si sono manifestate nuove forme di disagio. La crisi amplifica le disuguaglianze, le solitudini, le povertà educative e relazionali. Ha messo alla prova tutti e tutto. Il sistema sanitario e quello scolastico, l’economia e la politica, le istituzioni e la pubblica amministrazione. Il personale degli ospedali e delle residenze per persone anziane, i genitori, gli insegnanti, gli operatori sociali e pastorali, gli imprenditori e i lavoratori di ogni settore. Ha messo in forse le false sicurezze e le ideologie di piccolo cabotaggio sulle quali molti avevano costruito – come casa sulla sabbia – la propria esistenza.

Però nel buio di una crisi si vedono meglio le luci, alcune delle quali ci danno modo di trovare un orientamento certo. A volte è proprio nella crisi che le cose si riconoscono per quello che sono. Si separa il superfluo dal necessario, si ricerca ciò che è buono, scartando i pensieri di male (che emergono anch’essi con inusitata violenza), si prendono decisioni nuove e ci si prepara alla vita che deve continuare.

La Caritas, in questo periodo di crisi, è rimasta in piedi e ha tenuto fede al suo mandato: lavorare a una società più accogliente, inclusiva e solidale. Per farlo ha affinato gli strumenti di cui dispone: l’ascolto, l’osservazione, il discernimento, l’azione, l’animazione. Lo ha fatto individuando ambiti di intervento e inventando via via nuove iniziative nell’ottica del bene comune.

Tutto questo è possibile perché ci sono operatori e volontari che prendono sul serio il loro lavoro e soprattutto le persone che incontrano. A loro va un grazie di cuore. Grazie anche ai moltissimi che hanno sostenuto la Caritas con le loro donazioni. La crisi non ha per nulla fermato la generosità. Grazie a chi ha donato il suo tempo, le sue idee, la sua energia per rendere questo mondo un po’ migliore. Un pensiero infine a coloro che non sono più fisicamente tra noi ma, lo sappiamo, partecipano alla vita che non muore e così non cessano di accompagnarci.

La crisi è come l’inverno. Non si tratta, durante l’inverno, di lavorare a che venga primavera. La primavera arriva da sola, malgrado noi. Ma noi ci dobbiamo, ci vogliamo preparare ad accoglierla come un dono da far fruttare.

Caritas diocesana, verso dove?

La crisi è il momento in cui si valuta la situazione, si mettono in ordine le idee e si decide verso dove procedere. Ecco di seguito gli ambiti/obiettivi strategici all’interno dei quali la Caritas diocesana intende sviluppare il suo ruolo di organismo al servizio della persona, della comunità civile e della comunità cristiana, affinché ognuno riscopra il dovere di solidarietà che è dimensione qualificante del cittadino consapevole e responsabile.

1. Sviluppo di comunità. Siamo sempre più consapevoli del fatto che i servizi, i progetti e le attività hanno un ruolo importante anche per la comunità, il territorio in cui sono inseriti. Agiscono nella prospettiva dello “sviluppo di comunità”. Si accompagnano le persone ma anche la comunità che le deve accogliere.

2. Solitudine e vicinanza. Il fenomeno della solitudine è emerso nei suoi vari aspetti. Prodotto tra l’altro da una cultura di individualismo esasperato, va osservato e può essere affrontato con nuovi progetti, rimodulando attività esistenti e con lo sviluppo di una “cultura della cura”.

3. Disagio psichico, salute psichica. Si è vista l’importanza del lavoro di rete volto a rilevare e a dare risposte alle diverse forme di disagio psichico che sempre più si manifestano nelle famiglie, nelle comunità, sul posto di lavoro e in generale nella società.

4. Diritto all’abitare. La Caritas segue questo ambito nelle sue diverse forme. L’area dell’accompagnamento abitativo viene sviluppata nel senso del “Housing First” e con la ricerca di forme innovative di housing.

5. Integrazione. Nel campo dell’accoglienza delle persone, non solo profughi e migranti, vengono sviluppati strumenti di pensiero, strumenti tecnici e operativi in un’ottica di integrazione. Ciò comporta l’accettazione e la valorizzazione delle diverse culture e la disponibilità al cambiamento, sia per chi accoglie che per chi viene accolto.

6. Generazioni in comunicazione e impegno volontario. Il cambiamento demografico impone di sviluppare approcci innovativi all’accompagnamento, alla cura e alla valorizzazione delle persone anziane, da un lato, e dei giovani dall’altro. Questo presuppone una comunicazione positiva tra le generazioni. Da valorizzare, in questo contesto, l’ambito del volontariato sociale e del servizio gratuito.

7. Sulla strada, una Caritas dinamica. La Caritas deve essere “sulla strada”. Uscire, dove possibile e sensato, dagli uffici per incontrare le persone là dove si svolge la loro vita. Il lavoro sociale deve essere anche “in uscita”.

8. Sussidiarietà. La collaborazione tra Ente pubblico e Terzo settore va sviluppata in una prospettiva di autentica partnership secondo il principio di sussidiarietà.

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