Terzo settore: luogo di libera iniziativa e partecipazione

QuiMedia – 25.3.2021

Lo chiamiamo “Terzo settore” perché si pone tra lo Stato (il settore pubblico, che comprende anche altri enti come Regioni, Province e Comuni) e il mercato. Ha in comune con lo Stato l’orizzonte del bene comune e col mercato la libera iniziativa privata. Il suo ruolo e la sua indipendenza sono ancorati nella Costituzione.

La Provincia sta tenendo una serie di incontri per arrivare alla stesura di un nuovo “piano sociale”. L’ultimo in ordine di tempo ha messo al centro proprio il Terzo settore con i suoi molti protagonisti.

Ciò che caratterizza questo mondo, assai variegato e complesso, è la presenza di numerose forme organizzative stabili (associazioni, cooperative, fondazioni e altro), l’essere espressione di iniziativa privata e perciò l’indipendenza dalle pubbliche istituzioni, l’assenza di scopo di lucro, la volontarietà in base alla quale le persone si associano e operano.

Come sanno molto bene i rappresentanti politici e i funzionari pubblici, il Terzo settore non è una semplice appendice di Stato e mercato. Non è nemmeno la longa manus delle istituzioni. È “terzo” in quanto opera in modo indipendente negli ambiti in cui gli enti pubblici e il mercato non sono strutturalmente in grado di dare risposte efficaci ai bisogni dei cittadini.

Le organizzazioni del Terzo settore appartengono alle “formazioni sociali” ove si svolge la personalità dei cittadini, i quali sono chiamati all’“adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2 della Costituzione) e a contribuire al “pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3).

Per questo “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà (art. 118).

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