Appello alla responsabilità e alla solidarietà

Vita Trentina – 14.2.2021

Sarebbe bello che la pandemia – o meglio la difficile gestione della pandemia – ci avesse insegnato che ci sono vie locali, vie nazionali, vie europee e vie globali. Le persone a cui affidiamo responsabilità politiche sono chiamate a distinguere il momento giusto per la via giusta (o la via giusta per il momento giusto). Perché se si pensa che la via “locale” sia sempre e comunque la migliore, o la via nazionale sempre la più opportuna e avanti di questo passo, allora queste “vie” diventano presto pericolose scorciatoie.

La “via altoatesina”, data l’evoluzione della pandemia, non sembra essersi rivelata la soluzione corretta. Così mentre tutte le regioni italiane si tingono di giallo, il Sudtirolo resta rosso e, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, addirittura rosso scuro. Tanto che da questo lunedì la provincia di Bolzano, per iniziativa della Giunta, è stata (co)stretta in un nuovo lockdown molto severo fino alla fine di febbraio.

L’ordinanza del Presidente vieta gli spostamenti in entrata e uscita dal proprio comune di residenza se non per motivi di lavoro, studio, salute e necessità (mentre sotto Natale ci si poteva muovere liberamente in tutta la provincia). Non si può più uscire di casa se non per i soliti motivi (lavoro, studio, salute), per effettuare acquisti o per esigenze di necessità come, ad esempio, “recarsi presso persone bisognose di cura, presso il domicilio del partner o della partner, o raggiungere la più vicina area cani”. L’attività motoria all’aperto è consentita solo parzialmente. Bar e ristoranti restano chiusi, salvo vendita da asporto e consegna a domicilio. Niente turisti negli alberghi, negozi fermi per le attività al dettaglio, fatta eccezione per gli esercizi che vendono generi di prima necessità, che comunque dovranno essere chiusi la domenica. Restano aperti i punti vendita di generi alimentari, le farmacie, le parafarmacie, le edicole e le tabaccherie. Sospesi i servizi alla persona ad eccezione di lavanderia, pompe funebri, barbieri e parrucchiere. Raccomandato l’uso di mascherine Ffp2, lo smart working, i test periodici. Le scuole in questi giorni sono tornate alla didattica a distanza. Riprenderanno in presenza dopo due o tre settimane, a seconda del tipo di scuola. Rimangono aperti i servizi e le strutture socio-sanitarie e l’assistenza all’infanzia.

In questa situazione le organizzazioni del sociale (Federazione per il Sociale e la Sanità e Caritas diocesana) appoggiano le misure stabilite dalla Provincia per limitare al massimo il contagio, “perché il rischio riguarda in modo particolare quelle persone che si trovano già a dover sfidare quotidianamente malattie, disabilità o altre emergenze sociali”. “Nell’attuale situazione straordinaria, logorante ma inevitabile, sono proprio queste persone che subiscono una pressione ancora maggiore, a causa di una loro condizione cronica, prive di opportunità sul mercato del lavoro o dipendenti da un sistema di servizi sanitari efficienti, così come tutte quelle che vivono esperienze di esclusione sociale”. L’invito alla cittadinanza è a “osservare correttamente tutte le misure precauzionali non solo per tutelare la propria salute, ma anche a farlo con particolare rispetto verso quelle persone per le quali una situazione eccezionale prolungata può avere conseguenze drammatiche: nella vita quotidiana, per la psiche e, naturalmente, per la speranza di vita. La responsabilità di ognuno è cruciale per la salute di tutti. Chi non rispetta le severe restrizioni può rappresentare un rischio anche mortale per gli altri”. Un ulteriore appello è rivolto all’impegno volontario e alle azioni di buon vicinato il cui valore si mostra “proprio in queste situazioni di emergenza”.

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