Un passo verso il prossimo

Il Segno – 3.12.2020

Viviamo nel tempo e nello spazio. In un tempo e in uno spazio specifici. Ci muoviamo attraverso il tempo che ci è dato e lo spazio nel quale siamo stati collocati. Muoversi è essenziale. Le nostre giornate sono tutte un cammino e questo cammino ha bisogno di un orizzonte. L’orizzonte è il punto di incontro tra il nostro tempo e il nostro spazio.

Muoversi verso l’orizzonte significa sapere che né oggi né domani saremo arrivati. Man mano che avanziamo, anche l’orizzonte si sposta inesorabilmente più in là. Quasi a ripeterci di continuo: vai avanti, non ti fermare. Ci indica la direzione, ma non si lascia mai raggiungere in modo definitivo. Così è il cammino verso il Bene. Per chi crede: verso Dio. Il Bene è l‘orizzonte, l’Amore è la via verso il Bene.

Il percorso verso il Bene, verso la Verità, la Giustizia, la Vita può essere interrotto? Quando cambiamo strada ci facciamo del male. Anche quando imbocchiamo una scorciatoia, non è detto che sia una buona scelta. Chi conosce la montagna sa dell’importanza di restare sul sentiero e di procedere col giusto ritmo. Sa quanto sia necessario avere compagni di viaggio e condividere il cibo.

Chi conosce la montagna sa anche che ogni tanto è bene fermarsi. Per riprendere fiato, innanzitutto. Per recuperare le energie necessarie ai prossimi passi. Per consultare la carta e accertarsi che il sentiero sia quello che porta alla meta. Per chiedere ad altri un’informazione o un consiglio. Non è un fermarsi per fermarsi, ma un fermarsi per ripartire.

Il cristiano è la persona che si dà il tempo “per”. La sosta è quanto mai necessaria, ma essa stessa è già un primo prossimo passo. Un primo passo verso il prossimo. Il cristiano è l’uomo, la donna dalla porta aperta. Aperta per uscire e aperta per far entrare. E “la Chiesa ‘in uscita’ è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà” (Evangelii Gaudium, 46).

Lascia un commento