Rimuovere (insieme) gli ostacoli

Il Segno – 2.9.2020

Se si guarda al prossimo quinquennio amministrativo nei comuni altoatesini e ci si chiede che ruolo possono avere le istituzioni a favore delle persone più svantaggiate, dobbiamo dire che spesso i problemi possono trovare una soluzione là dove nascono. E anche che i problemi non si risolvono allontanandoli dalla vista dei cittadini – magari solo per motivi elettoralistici – ma avendoli ben presenti. Il disagio sociale ha cause che possiamo ricercare in noi stessi, nelle nostre famiglie e comunità e nella nostra mancanza di attenzione o indifferenza.

I Comuni sono l’ente territoriale più vicino ai cittadini e hanno la possibilità di rendersi conto dei bisogni delle persone e di dare risposte efficaci, coinvolgendo altri comuni o la Provincia, ma anche i cittadini e le loro organizzazioni.

Il Comune – come parte della collettività e della “res publica” – ha il dovere di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese” (art. 3 della Costituzione).

Il servizio al prossimo non può certo essere demandato solo alle istituzioni e ai professionisti. Esso diventa efficace se coinvolge tutti i livelli della società. L’eliminazione della povertà dal proprio territorio è competenza specifica dei Comuni e delle Comunità comprensoriali. Eliminare la povertà non significa però eliminare i poveri o allontanarli, ma occuparsi di loro in modo da rimuovere le cause della povertà.

A volte si osserva come in diverse località si vorrebbe collocare in periferia i servizi per gruppi di popolazione svantaggiati. I servizi sociali dovrebbero invece rimanere nei centri, là dove si svolge la vita delle persone e dove riescono ad avere un accesso facile e possono essere raggiunti agevolmente. Trasferendoli in periferia si perde il controllo sociale. L’integrazione non può funzionare senza le necessarie infrastrutture. Emarginazione e stigma aumentano e si rischia la formazione di ghetti.

L’impegno nella “rimozione degli ostacoli” può avvenire solo in uno stile di dialogo tra le pubbliche istituzioni e le varie espressioni del Terzo settore e della società civile, un dialogo da pari a pari secondo il principio di sussidiarietà. Deve avvenire soprattutto animando i cittadini e la comunità a dare essi stessi risposte ai bisogni delle persone, ad esempio quelle che soffrono di solitudine e isolamento sociale.

In vista delle prossime elezioni amministrative la Caritas diocesana ha riflettuto sulle questioni aperte in campo sociale e sulle sfide rese ancora più acute dagli sviluppi della crisi sanitaria negli ultimi mesi, coinvolgendo operatori e volontari, individuando i possibili ambiti di intervento da parte dei nuovi amministratori. In particolare sono emersi sei temi: l’insufficienza di alloggi e abitazioni per le persone più deboli; l’ampliamento delle strutture e delle possibilità di lavoro per persone con disabilità; un migliore accesso a istruzione e formazione per adulti e migranti; più offerte di supporto nel campo dell’assistenza sanitaria e del lavoro nell’ambito delle cure palliative; ulteriori offerte per il volontariato sociale; la promozione e rafforzamento del senso di comunità per contrastare l’incremento della solitudine e della pressione psicologica.

La Caritas diocesana, da parte sua, è presente su tutto il territorio come una delle espressioni della società civile e ha il compito di animare la comunità secondo alcuni principi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare.

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