Vita Trentina – 28.6.2020
In questi giorni i cittadini austriaci sono chiamati a confrontarsi con una “Petizione sul clima” (Klimavolksbegehren). L’adesione può essere data on-line fino al 29 giugno. L’iniziativa parte dalla società civile e vi partecipano innumerevoli organizzazioni di varia estrazione. Nel loro ultimo incontro anche i vescovi austriaci hanno annunciato pubblicamente il loro appoggio.
La Petizione si articola in quattro punti. Col primo si chiede che il “diritto alla protezione del clima” entri nella costituzione tra i diritti fondamentali. “Per garantirci un futuro sostenibile, l’Austria deve assicurare la riduzione delle emissioni conformemente all’accordo di Parigi sulla protezione del clima e tenere in considerazione la protezione del clima in tutti i progetti legislativi”.
Il secondo punto chiede una frenata nell’uso dei combustibili fossili. Tre sono le proposte. L’introduzione nella legge sulla tutela climatica di un “bilancio del carbonio” che sia scientificamente fondato e vincolante. Affinché il percorso di riduzione delle emissioni sia reale ed effettivo si propone l’istituzione di una specifica “corte dei conti” che valuti il bilancio del carbonio per tutte le leggi e la normativa esistente o da approvare. “Un servizio indipendente per il clima dovrà controllare da subito, prima della loro approvazione, tutte le nuove leggi e ordinanze rispetto alla loro compatibilità climatica. Inoltre, deve essere effettuata una verifica climatica di tutte le leggi esistenti in materia di clima”.

Il terzo punto consiste nel disincentivare l’inquinamento e nel premiare gli sviluppi nel campo dell’energia alternativa. “Tutti devono poter agire in modo rispettoso del clima. Per fare questo, tasse e sussidi devono essere rivolti al futuro. Le tasse, i prelievi e le sovvenzioni hanno un importante effetto di orientamento nella società. Sono spesso utilizzati per finanziare servizi pubblici (il sistema sanitario, il sistema educativo, ecc.), al fine di renderli accessibili a tutti. Sebbene i costi negativi delle emissioni di gas a effetto serra (per il clima, la salute, la sicurezza alimentare ecc.) li paghino tutti, gli inquinatori non sono invece mai chiamati alla cassa”. Perciò si chiede la verità sui costi sociali e umani dell’inquinamento, una riforma fiscale ecosociale e la riduzione totale delle sovvenzioni per attività dannose per il clima.
Infine – quarto punto della Petizione – serve una svolta ecologica finanziariamente garantita e con un nuovo sistema di mobilità. “Devono essere promosse una mobilità e una svolta energetica coerenti ed ecologiche se vogliamo garantire il nostro futuro. Tutte le persone devono poter vivere in modo sostenibile. Pertanto si dovrà investire in una rete di trasporti pubblici e interurbani ben sviluppata e ampiamente accessibile, nonché in energie rinnovabili regionali alla portata di tutti”.
“In una prospettiva di lungo termine, le conseguenze del cambiamento climatico globale saranno molto più devastanti di quelle dell’attuale pandemia”, hanno detto i vescovi austriaci chiedendo “spirito di consapevolezza e determinazione” e facendo riferimento all’enciclica Laudato sì, il documento programmatico di papa Francesco che compie cinque anni.
L’attuale rilancio dell’economia dopo la crisi sanitaria dà l’opportunità di creare cicli economici a basse emissioni. Allo stesso tempo, dicono i vescovi, “un’economia vivace e fiorente non deve essere un’economia in crescita senza misura”. Questo vale anche per il consumo individuale: “Consumo sì, ma con misura e intelligenza. Un esasperato ‘sempre-di-più’ distrugge la vita”. Ecco dunque l’appello della Conferenza episcopale all’adesione alla Petizione sul clima.