Il Segno – 6.5.2020
“Spero che tutto questo finisca presto e che ci serva per il futuro”. È una delle affermazioni raccolte dal Centro studi della Caritas diocesana nell’ambito di un sondaggio online somministrato nelle scorse settimane via Facebook allo scopo di rilevare come cambiano atteggiamenti, comportamenti e relazioni ai tempi di COVID-19. “Consapevolezza, ritorno all’essenziale, fare memoria ma anche paura, rabbia e incertezza, così i partecipanti della ricerca vivono l’attuale emergenza”, spiega Giulia Rossi, responsabile del Centro studi.
Si è sentito dire più volte che, passata la crisi, nulla sarà come prima. I cambiamenti si vedono già ora, ma si tratta di cambiamenti duraturi? Incideranno nel modo di pensare e sugli atteggiamenti profondi delle persone?
Caritas non significa solo “fare” e “dare” ma anche osservare, ascoltare, riflettere. Prima di fare e di dare è necessario capire la situazione, riconoscere i segni dei tempi, per poi agire in un’ottica progettuale. Non tappando buchi, ma contribuendo a costruire nuove realtà sostenibili, là dove la misura della sostenibilità è il grado di reale integrazione nella società e nella comunità delle persone più fragili.

Il questionario è stato pubblicato sui social media il 26 marzo, a distanza di 17 giorni dal primo lockdown. Vi hanno partecipato 488 persone. L’indagine ha voluto esplorare quale significato uomini e donne hanno attribuito a questo tempo strano e in particolare come esso influisce sul modo di vivere le relazioni con gli altri. Quali emozioni stanno provando le persone? Quali atteggiamenti e valori guidano i propri pensieri e comportamenti e quelli altrui? Come vengono visti gli “altri” adesso e in futuro? Sono alcune delle domande poste dal Centro studi.
Il quadro che si delinea a partire dalle emozioni è contraddittorio. “Da una parte – spiega Giulia Rossi – emergono emozioni e sensazioni negative: paura e tristezza per l’impossibilità di stare vicino ai propri cari, preoccupazione e destabilizzazione per lo stato di incertezza relativo agli sviluppi dell’emergenza e per la consapevolezza che probabilmente molte cose non saranno più come prima. Dall’altra, questo momento storico definito da molti di ‘attesa’ e ‘sospensione’ viene vissuto con un atteggiamento di introspezione e gratitudine, una pausa dalla ‘normalità’ che stimola una riflessione sulla voglia e soprattutto sul bisogno di avviare un processo di cambiamento, sia a livello individuale (di stile di vita) che collettivo (di sistema)”.
Cambieranno le relazioni interpersonali dopo la crisi? Secondo gli intervistati esse saranno vissute in maniera più intensa, autentica e consapevole. Si riscontra anche un senso di responsabilità personale a tutela del proprio benessere e di quello degli altri. La tendenza è però ancora quella di restare nella cerchia dei propri cari, per i quali aumenta un sentimento solidale, mentre distanza e diffidenza caratterizzano il rapporto con gli altri.
C’è un 38 per cento che dice che in futuro cambierà atteggiamento nei confronti delle persone appartenenti alle fasce più deboli. “In particolare verrà dato loro: più sostegno a livello emotivo e materiale, maggiore distanza sociale per tutelare la loro salute, più attenzione nei confronti delle loro esigenze e più consapevolezza della necessità di sviluppare una politica maggiormente inclusiva nei loro confronti”. Circa la metà dei partecipanti ha dichiarato di essersi spesa in questo periodo per sostenere i propri cari, uno su quattro di aver aiutato i vicini mentre una persona su cinque ha messo mano al portafoglio. Per quanto riguarda invece la protezione delle fasce più deboli della popolazione, il 49 per cento dei partecipanti all’indagine ritiene che le istituzioni non abbiano fatto tutto il possibile.
“Oltre ad atteggiamenti di diffidenza e distanza conseguenti al desiderio di salvaguardare se stessi e le persone più vulnerabili, in particolare i propri cari, emerge in modo chiaro la voglia di tornare a vivere con autenticità ed intensità i rapporti interpersonali” riassume la responsabile del Centro studi Caritas.
La crisi che stiamo vivendo, pur in tutta la sua drammaticità, è anche una chance: ci dà la possibilità di capire meglio quali sono le cose che contano e quali no.