Josef Mayr-Nusser a 75 anni dalla morte
Il Segno – 5.2.2020
C’è comunità e comunità. L’una per il bene dell’uomo, l’altra che riduce l’uomo a schiavo dell’ideologia o del potere. Ne era ben consapevole Josef Mayr-Nusser di cui il 24 febbraio ricorrono i 75 anni della morte.
In un suo intervento degli anni Trenta del Novecento il giovane presidente dell’Azione cattolica scriveva queste parole: “Come reazione all’individualismo esasperato dei decenni passati oggi si fa strada una forte tendenza alla comunità. Da tutte le parti e dai settori più diversi risuona il richiamo alla collaborazione tra tutti coloro che formano una comunità di destino per via del sangue, della lingua, del suolo e delle tradizioni. Che cosa non si dice oggi su razza, carattere e comunità etnica!”.
Continuava così: “Anche noi amiamo il nostro popolo, lo dobbiamo amare come cristiani e per il nostro movimento la cura della tipicità etnica è un sacro dovere. Ma ciò che oggi ci tocca sentire su popolo, razza, matrimonio e famiglia è in totale contraddizione rispetto all’insegnamento della nostra santa Chiesa”. A questo punto Mayr-Nusser spiegava la distinzione tra vera e falsa comunità: “Spesso chi attacca con più violenza la Chiesa, rimproverandole di ostacolare la creazione di una vera comunità etnica, sono proprio quelli che sono interessati alla comunità etnica solo fintanto che essa possa servire ai propri fini personali. Questi non capiscono o non vogliono capire che la vera comunità è possibile solo dove i membri della stessa sono anche disposti ad anteporre gli interessi della comunità ai propri, in altre parole sono disposti a sacrificarsi per gli altri. Per questo però c’è bisogno di forza e questa forza non è data agli uomini per natura”.
La comunità dunque, in particolar modo la comunità cristiana, è il luogo del dono reciproco. La comunità non è un fine, ma uno strumento che dà dignità alle persone al di là delle logiche sia dall’individualismo che dalla massificazione.
La comunità intesa in senso etnico è strettamente imparentata col razzismo. Ne parla Josef in un coraggioso discorso del 15 luglio 1938, mentre ovunque in Italia veniva pubblicato il cosiddetto “Manifesto della razza”. “Oggi – disse quel giorno – tutti parlano della comunità etnica alla quale tutto il resto dovrebbe essere subordinato. Valori come ‘sangue e suolo’ che, indubbiamente, nei limiti loro imposti dal Creatore, hanno una grande importanza, vengono oggi assolutizzati e la vita culturale di interi popoli viene costruita su fondamenta insicure, come lo è tuttora la questione razziale. Il singolo ha valore esclusivamente in quanto membro del corpo etnico”.
Rispetto al recupero anche a livello ecclesiale della necessaria dimensione comunitaria, ecco cosa scrisse Josef Mayr-Nusser: “Il tempo delle organizzazioni religiose di massa è finito. È passata l’epoca delle brillanti parate con tanto di musica e bandiere al vento! Abbiamo dovuto ripensare molto e molto cambiare, soprattutto nei classici Paesi dell’associazionismo cattolico”. Quale prospettiva dunque? “Oggi le speranze dei pastori spirituali del nostro popolo si fondano sui piccoli gruppi di giovani pronti all’impegno. Quante cose si sono dovute rompere, perché ritrovassimo l’umiltà per ricominciare dalle cose piccole e modeste, finché abbiamo capito che non è questione di tessere e di distintivi, ma solo di lasciarsi riempire dello spirito sovrannaturale”.
È inutile sottolineare l’attualità delle dichiarazioni di Josef Mayr-Nusser. Anche noi viviamo in un’epoca nella quale l’individualismo esasperato la fa da padrone, in cui riemergono nazionalismi e razzismi e nel quale l’autentica, ma fragile, dimensione comunitaria è insidiata da populismi e sovranismi.

Docu-film su Josef Mayr-Nusser
“Josef Mayr-Nusser. Testimonianza di fede e di coraggio civile”. È il titolo di un film documentario realizzato dal regista Massimo Tarducci sulla storia del beato bolzanino. Il videoreportage sottolinea soprattutto l’attualità della testimonianza e sarà presentato dal Centro per la Pace e dalla Caritas diocesana il 27 febbraio alle ore 18 presso la Sala di rappresentanza del Comune di Bolzano.