Vita Trentina – 2.6.2019
Nella provincia più a nord d’Italia si incrociano e sovrappongono tendenze provenienti dai due versanti delle Alpi. La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo si era conclusa in Austria con un’inattesa crisi di governo. La coalizione neroblù (ÖVP, cioè Partito popolare, e FPÖ, i nazionalliberali) si era dissolta con le dimissioni del vicepremier Heinz-Christian Strache, leader dei Freiheitliche, messo alla berlina dalla pubblicazione di un video registrato a Ibiza due anni fa, che bene illustrava la concezione e la narrazione del potere che si celano dietro a riti e slogan delle destre populiste. Il governo monocolore messo rapidamente insieme dal giovane cancelliere Sebastian Kurz per condurre il Paese alle elezioni anticipate dopo l’estate non ha però retto al voto di sfiducia proposto dai socialdemocratici. È caduto lunedì, all’indomani di un’elezione che ha clamorosamente premiato lo stesso Kurz e – paradossalmente – inviato Strache in viaggio premio a Strasburgo.
Sullo sfondo della crisi austriaca e di quella italiana, più volte evocata nei litigi tra Di Maio e Salvini che hanno caratterizzato gli ultimi mesi del governo italiano gialloblù, si sono svolte le elezioni in un Alto Adige che senza Europa vedrebbe venir meno il terreno sotto i piedi. Rispetto ai pronostici nessuna sorpresa. La Südtiroler Volkspartei regge ancora una volta ai “cambiamenti climatici” e ottiene il 46,54 per cento, mandando, unico altoatesino, un deputato al Parlamento europeo (Herbert Dorfmann, che nella circoscrizione Nordest, grazie all’alleanza tecnica col partito di Berlusconi, supera le centomila preferenze). Certamente la Svp ha racimolato anche voti dalle destre di lingua tedesca che non si sono presentate alla competizione. Ma altrettanti sono andati alla Lega che con il 17,47 per cento è il secondo partito in provincia. La Lega di Salvini ottiene buoni risultati anche nelle valli. Paradossi altoatesini: col motto “prima gli italiani” guadagna i voti che in altre occasioni sarebbero andati ai fautori del doppio passaporto e del sovranismo localista. Circostanza, questa, che da sola rende inconsistente la definizione, pronunciata da qualche commentatore, di Lega come “partito di raccolta degli italiani” o di “Volkspartei degli italiani”. La confusione di populismo e popolarismo è uno degli errori del nostro tempo.

La lista Più Europa in provincia di Bolzano si presentava col sostegno attivo del Team Köllensperger e per questo ha raggiunto un notevole 11,18 per cento. Buona la prestazione dei Verdi (Europa Verde), con l’8,68 per cento. Un risultato che si inserisce nel trend europeo (in Germania i Verdi sono la seconda forza politica e hanno scalzato la SPD) e nella storia politica locale, nella quale le istanze ecosociali e interetniche, fin dai tempi di Langer, hanno avuto una voce significativa.
Rispetto alle ultime elezioni provinciali il PD è in crescita e raggiunge il 6,47 per cento. Scarso il risultato del Movimento 5 Stelle (3,77 per cento). Del tutto insoddisfacenti, dal punto di vista dei promotori, i risultati di Forza Italia (1,73), Fratelli d’Italia (1,63), La Sinistra (0,80) e Casapound (0,45).
È evidente che la Lega ha attirato i voti dell’estremismo di destra e dei moderati senza patria politica. Schizofrenici i commenti degli esponenti della Volkspartei, preoccupati da un lato per l’exploit del voto populista/leghista e, al tempo stesso, promotori della coalizione Lega-Svp che governa la provincia.