Anziani

Vita Trentina – 19.5.2019

Secondo l’ASTAT, l’istituto di statistica altoatesino, entro il 2030 il 23,8 per cento della popolazione provinciale avrà raggiunto i 65 anni. Tra poco più di un decennio quasi un quarto degli abitanti sarà dunque in questa fascia d’età. Che l’evoluzione demografica andasse in questa direzione è noto da anni e tuttavia sul piano organizzativo la società rischia di farsi trovare impreparata. L’allarme è stato lanciato dall’ARpA (l’Associazione delle Residenze per Anziani dell’Alto Adige) in occasione della Giornata internazionale della cura del 12 maggio. “Questo massiccio invecchiamento demografico porterà a un aumento significativo delle persone bisognose di assistenza e a una forte domanda di servizi di cura”. Secondo l’associazione “un aumento del numero di posti letto sulla base delle previsioni sopra accennate dovrebbe essere realizzato per l’intero Alto Adige”, dal momento che “soprattutto a Bolzano e Merano mancano già diverse centinaia di posti letto per persone bisognose di cure. A fronte del numero insufficiente di posti letto disponibili nelle città, la pressione sulle residenze per anziani circostanti è in aumento e sta facendo vacillare le attuali regole di ammissione nelle strutture periferiche”. Per sollecitare interventi da parte dell’amministrazione provinciale, l’ARpA ha adottato una risoluzione nel corso della sua ultima assemblea generale, con la quale si chiede che a ciascuno, su tutto il territorio provinciale, sia assicurata un’assistenza vicina alla propria abitazione. In particolare “la costruzione e la ristrutturazione delle residenze per anziani è considerata una misura urgente e necessaria”, col coinvolgimento di Provincia e Comuni a sostenere i costi.

Alla Provincia i responsabili delle strutture per anziani chiedono anche sicurezza finanziaria per le cure di lunga durata, una revisione del Piano sociale provinciale e del Piano provinciale di settore per la terza età, la realizzazione di soluzioni informatiche “da tempo mancanti”, la progettazione di modelli di formazione flessibile come misura per garantire la reperibilità di lavoratori qualificati nonché la riduzione delle trafile burocratiche.

I servizi di assistenza alle persone anziane non si esauriscono nell’allestimento di case di riposo. È certamente necessario ragionare in termini di sistema. Di questo fanno parte innanzitutto le famiglie, l’assistenza domiciliare, gli Sportelli Unici per l’assistenza e cura, istituiti a livello provinciale e i servizi sociali in genere.

Se l’invecchiamento della popolazione non è ancora più veloce lo si deve unicamente all’apporto delle migrazioni. È ancora l’ASTAT a fornire dati interessanti. Innanzitutto i cittadini stranieri residenti in Alto Adige hanno superato a fine anno le 50mila unità, pari al 9,5 per cento della popolazione, una percentuale maggiore di quella registrata in Trentino e della media nazionale (mentre con quasi il 16 per cento l’incidenza degli stranieri del Tirolo risulta nettamente superiore).

La distribuzione per età degli stranieri residenti in Alto Adige si distingue nettamente da quella riguardante la popolazione con cittadinanza italiana. Mentre in quest’ultima prevalgono, in termini relativi, le classi di età intermedie, tra gli stranieri residenti dominano le più giovani: il 60 per cento di essi non supera i 40 anni. Di conseguenza anche l’età media è decisamente più bassa tra la popolazione straniera rispetto a quella dei cittadini italiani (rispettivamente 35,4 e 43,6 anni). Differenze consistenti emergono infine nella quota della popolazione di 65 anni e oltre (6,1 contro 21,0 per cento).

Ma davvero oggi una persona di 65 anni è da considerarsi “anziana”?

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