Sogno d’Europa

Il Segno – 8.5.2019

“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?” Se lo chiedeva papa Francesco esattamente due anni fa nella sala Regia del municipio di Aquisgrana, in occasione del conferimento del premio Carlo Magno.

Sono domande per tutti noi cittadini europei che ci accingiamo a tornare alle urne ad eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento europeo. “Che cosa ti è successo Europa?” Oppure: che cosa è successo a noi europei? E a noi cristiani d’Europa? Una prima risposta riguarda forse la nostra capacità di cogliere e fare i conti con la complessità delle cose. Prevale in tutto la semplificazione. Ma la realtà non può essere espressa da uno slogan, così come in passato non poté essere racchiusa in un’ideologia (che in sé è ben più articolata dei nostri twit). Uno degli elementi della semplificazione è la scomparsa di una prospettiva storica. L’appiattimento sul presente. È così che si perde di vista il fatto che l’Europa è un progetto di pace che va attuato giorno per giorno e che nei decenni passati ha dato al continente e al mondo proprio questo: la pace (per quanto imperfetta).

Andare da cristiani alle urne significa annunciare un progetto che persegua il bene comune. Che arriva da lontano e che porta lontano.

“La creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa”, ricordava Francesco ad Aquisgrana. “Nel secolo scorso, essa ha testimoniato all’umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia. Le ceneri delle macerie non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell’altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del progetto europeo. Essi gettarono le fondamenta di un baluardo di pace, di un edificio costruito da Stati che non si sono uniti per imposizione, ma per la libera scelta del bene comune, rinunciando per sempre a fronteggiarsi. L’Europa, dopo tante divisioni, ritrovò finalmente sé stessa e iniziò a edificare la sua casa”.

La visione cristiana, più che alle radici, deve guardare ai frutti. Radici umanistiche (l’uomo al centro) che producano frutti di bene comune (bene di tutti e di ciascuno). Allora il sogno di papa Francesco è quello di ogni cristiano che prende sul serio il Vangelo: “Sogno un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia. Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia”.

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