Appuntamento con la responsabilità

Il Segno – 3.10.2018

La politica non è una lotta per più potere e più denaro, ma è l’arte paziente della ricerca e della realizzazione del bene comune. Per questo la politica riguarda chiunque crede nel bene e persegue il bene comune, tra questi certamente la comunità cristiana e la Caritas che ne è espressione.

Ogni cittadino è chiamato a contribuire alla rimozione degli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 della Costituzione). Ogni cristiano è chiamato a fare proprie “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (Gaudium et Spes 1).

L’Alto Adige, se messo a confronto con altre regioni d’Europa e del mondo, è una terra ricca. Questa ricchezza – materiale e spirituale – può e deve essere condivisa con le persone che vivono in stato di bisogno (materiale e spirituale), in provincia di Bolzano e altrove. Innanzitutto vanno rispettati i diritti e i bisogni primari di tutte le persone, sia come singoli, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità. È al tempo stesso necessario che ognuno, a seconda dei mezzi a sua disposizione, adempia ai “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (cfr. art. 2 della Costituzione).

In Alto Adige va consolidato lo stato sociale. Gli investimenti per prevenire ed eliminare forme di disagio sociale vanno a beneficio di tutta la società e promuovono la qualità della vita di tutti. Finché il mio vicino sta male, nemmeno io potrò stare del tutto bene. Per qualcuno la soluzione potrà essere forse l’eliminazione dei poveri. Per la Caritas e per tutti gli uomini di buona volontà la soluzione sta nell’eliminazione delle povertà.

È compito della politica valorizzare le risorse presenti nella comunità. Ad esempio le culture con le loro differenze, la disponibilità al volontariato nelle sue diverse forme, la cura delle ricchezze naturali, l’imprenditorialità e la cooperazione. La comunità va sviluppata in senso inclusivo, valorizzando la tradizione e l’innovazione, applicando il principio di sussidiarietà, promuovendo il dialogo e la coesione sociale. Sono invece da evitare le parole e le azioni che portano a nuovi centralismi, alla contrapposizione, alla strumentalizzazione delle insicurezze dovute ai rapidi cambiamenti di cui siamo testimoni e di cui vorremmo essere, in positivo, anche protagonisti.

Poiché oggi tendono a prevalere “l’imbarbarimento del linguaggio, la fabbrica della paura, gli eccessi, le argomentazioni demagogiche” (vescovo Ivo Muser, Lettera pastorale 15.8.2018), la Caritas auspica che la campagna elettorale si svolga guardando in modo obiettivo alle cose fatte e alle cose da fare, sempre all’insegna del rispetto della persona umana: senza costruire artificiosamente l’immagine del nemico, senza strumentalizzare la sofferenza delle persone, senza fomentare la disinformazione, senza provocare guerre tra poveri col solo obiettivo di raccogliere voti.

“Oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto piuttosto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli” (papa Francesco, Firenze 10.11.2015). Cittadini, nuovi e futuri cittadini, elettori, candidati, uomini di partito, futuri amministratori, vorremmo tutti provare a essere all’altezza dell’epoca in cui siamo chiamati a operare.

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