Vita Trentina – 12.8.2018
Esattamente 180 anni fa, il 18 agosto del 1838, l’imperatore d’Austria Ferdinando I inaugurava presso Fortezza il forte dedicato al suo predecessore, Francesco I, che aveva dato il via alla costruzione nel giugno di cinque anni prima. Franzensfeste, il nome tedesco per Fortezza, significa proprio questo: il forte di Francesco.
Ma da chi e che cosa doveva proteggere questa struttura difensiva collocata non sui confini ma in una zona centrale del Tirolo, che allora era compreso in un’unica regione estesa da Kufstein a Borghetto (il territorio dell’attuale Euroregione)? Era ancor viva la memoria delle campagne napoleoniche. Nel 1797 l’armata d’Italia di Napoleone aveva minacciato l’impero risalendo le valli da sud. Nel 1809 i contadini di Andreas Hofer, guidati da Peter Mayr, proprio in quelle zone avevano impedito il passaggio ai militari francesi e sassoni.
Dopo la Rivoluzione di luglio in Francia, nel 1830, l’Austria si sente minacciata e progetta una linea di fortificazione del confine meridionale. È in questo contesto che, alla confluenza tra Pusteria e val d’Isarco, sorge il forte di Fortezza, simbolo di un’Europa paurosa, da sempre stata dilaniata da conflitti interni, che oggi si vuole ergere essa stessa a fortezza, non per difendere nel mondo i diritti dell’uomo, ma per difendersi dal mondo dei poveri, che le presentano il conto di secoli di violenza, schiavismo, colonialismo e sfruttamento.

La costruzione del Forte comincia nel 1833 sotto l’arciduca Giovanni d’Austria. Seguendo il progetto di Franz von Scholl (che si occupa anche delle fortificazioni nella zona di Verona e di Resia) vengono impegnati circa venti milioni di mattoni e 250mila metri cubi di granito. La struttura è divisa in tre forti autonomi, ognuno dei quali in grado di difendersi dagli altri due. Ogni accesso ha due o tre livelli di protezione. Anche le feritoie verso l’esterno coprono i 360 gradi. La scala sotterranea di 451 gradini verso il Forte Alto è un collegamento sicuro che può essere difeso da poche persone.
C’è del moderno, in questa struttura, sul piano architettonico. È in stile neoclassico. La piccola chiesa nel cortile interno, edificata nel 1845, è uno dei primi esempi di neogotico nel Tirolo.
A collegare sud e nord, e a superare ogni sbarramento, arriva nel 1967 la ferrovia del Brennero. Nel 1971 iniziano i lavori della linea della val Pusteria che viene fatta transitare tra il Forte Medio e quello Alto, come misura di sicurezza, qualora una forza nemica dovesse impadronirsi della strada ferrata.
Tanta cura di ingegneria difensiva per nulla. Il Forte non sarà mai impiegato come tale e rimarrà una cattedrale nel deserto. Non servirà nemmeno a proteggere l’oro della Banca d’Italia trasferitovi da Mussolini nel 1943.
Ma il forte di Fortezza è anche il segno di come si possa riconvertire una struttura di guerra in un simbolo di pace, di incontro e di cultura. Dal 2005 esso è stato aperto al pubblico. Il consorzio Osservatorio ne ha assunto la gestione e cura l’utilizzo della struttura per scopi culturali. La fortezza apre ogni anno a diverse mostre straordinarie e numerosi eventi culturali. Oltre a iniziative di durata limitata, il Forte ospita anche una mostra permanente che è stata inaugurata nella primavera del 2012. Il titolo – “Cattedrale nel deserto” – riassume la storia di questo curioso manufatto ed è un monito a un Europa che si vuol far fortezza rischiando di sprofondare nell’insignificanza, perdendo il suo oro e la sua anima (se non si riconverte alla cultura e all’umanesimo).