Vita Trentina – 5.8.2018
Bolzano – Il 16 agosto di dieci anni se ne andava improvvisamente il vescovo di Bolzano-Bressanone Wilhelm Egger. Morì pochi giorni dopo le due intense settimane che lo videro accanto a papa Benedetto XVI in vacanza a Bressanone. Nel salutarlo aveva detto “arrivederci”, sottolineando con insistenza che “Aufwiedersehen” non significa che ci vedremo per forza qui, magari da un’altra parte…
Il 31 agosto 2008 Egger avrebbe festeggiato i 22 anni di episcopato. È stato dunque il protagonista di un lungo cammino sui sentieri di una terra non facile e tuttavia mai priva di stimoli di crescita. Raccoglieva l’eredità di Joseph Gargitter che si era dato (e consumato) anima e corpo per porre le basi – con grande lungimiranza – dello sviluppo della nuova comunità diocesana, quella di Bolzano-Bressanone, comprendente popolazioni di lingua diversa, pezzi di storia brissinese e pezzi di storia tridentina.
Fin dai primi giorni – fu ordinato nell’agosto 1986 – mons. Egger tracciò le linee principali alle quali intendeva attenersi, riassumendole nella parola greca “syn”, che significa “insieme”. Dire “insieme”, in Alto Adige, è già dire molto. Si presentò alla comunità il 4 ottobre 1986, festa di san Francesco d’Assisi. “Questo Santo è vissuto ottocento anni fa – scrisse alla diocesi – però è moderno come pochi altri. San Francesco rende vivo il Vangelo e ci fa vedere come gli uomini possono vivere da fratelli. Questo Santo, che per me è un riferimento importante, ci mostri come possiamo costruire insieme la Chiesa”. “Costruire insieme la Chiesa”, questo il titolo della prima lettera pastorale e l’obiettivo che mons. Egger si propose fin dai primi giorni. Insieme non voleva dire solo la ricerca dell’intesa e della comunione fra i vari gruppi linguistici, ma soprattutto che le cose buone si realizzano quando ognuno fa la sua parte. Quando ognuno entra nell’ottica di donare ciò che ha ricevuto. Di più: quando ognuno si percepisce come un dono per l’altro e vede l’altro come un dono da accogliere.

Oltre al “syn” possiamo sottolineare tre aspetti rilevanti dell’azione del vescovo cappuccino. Il primo deriva dalla sua formazione e professione: biblista, esperto di Nuovo Testamento. I suoi primi anni furono dedicati alla promozione della Parola di Dio. Per la comunità cristiana mettersi “alla scuola della Parola” significava acquisire gli strumenti necessari a ogni forma di impegno e di partecipazione alla vita comunitaria. Quanto mai attuale.
A questo impegno seguì, per diversi anni, la riflessione sulla responsabilità politica e sociale del cristiano nella società. In uno stile di laicità, anch’esso al passo con i tempi allora come oggi, la comunità veniva chiamata a rivestire un ruolo propositivo e attivo nei campi sterminati della giustizia, della pace e della salvaguardia dell’ambiente.
Infine il recupero del rapporto con Trento (e Innsbruck). Dopo gli anni delle incomprensioni, dovute principalmente alla politica, le diocesi sorelle ripresero, con Wilhelm Egger, a parlarsi e a camminare insieme.
A scuola di dialogo
Bolzano – Nei suoi ultimi anni di episcopato il vescovo Wilhlem Egger scrisse un “Alfabeto sociale per la diocesi di Bolzano-Bressanone”. Vi leggiamo:
“L’incontro con altri uomini di popoli e gruppi etnici diversi presuppone la disponibilità al dialogo, la capacità d’immedesimazione, il coraggio di un confronto spirituale e religioso, il rispetto e la compassione per le storie di vita e sofferenza umane. Grazie al confronto spirituale ci si apre alla verità che per noi cristiani è sempre collegata con la persona di Gesù. Il dialogo può risultare più facile se le parti a confronto conoscono bene la propria cultura e religione. Nella nostra regione abbiamo raccolto diverse esperienze di dialogo tra gruppi linguistici diversi. Continuare a curare queste forme di incontro così come promuovere la disponibilità al dialogo rimane per noi tutti un grande compito. La Chiesa locale dovrebbe proprio essere una scuola di dialogo tra gruppi linguistici diversi”.