Piccoli passi verso l’unità

Il Segno – 1.8.2018

Il 31 agosto di dieci anni fa avrebbe festeggiato ventidue anni di episcopato. Nominato e consacrato nel 1986, il vescovo Wilhelm Egger aveva sostituito mons. Joseph Gargitter – il vescovo fondatore e pioniere – sulla cattedra di Bolzano-Bressanone, dopo che quest’ultimo si era dimesso per motivi di salute.

Che cosa ha lasciato mons. Egger in eredità ai suoi successori? Innanzitutto una comunità che cominciava, malgrado tutto, a sentirsi “una”. Una, nella diversità. Questa vocazione della nostra diocesi fu sintetizzata già all’inizio dell’episcopato in quel motto, “syn” (ovvero “insieme”), che il vescovo fece incidere sul suo pastorale.

Syn non significa solamente che la comunità cristiana è una, pur annoverando lingue e tradizioni diverse. Vuole dire anche, e soprattutto, che nella comunità ognuno è chiamato a fare la sua parte, ridonando ciò che ha ricevuto in dono. Egger è stato un vescovo che ha posto continuamente l’accento sulla corresponsabilità di tutti alle sorti della Chiesa e della società.

La corresponsabilità chiama alla partecipazione. Ma non c’è partecipazione senza un’adeguata formazione e un minimo di consapevolezza. Ecco perché, nei primi anni del suo episcopato, mons. Egger ha chiamato la sua diocesi “alla scuola della Parola”, sull’esempio di quanto faceva a Milano il card. Carlo Maria Martini, e sulla scorta della sua profonda conoscenza dei testi biblici, in particolare del Nuovo Testamento.

Il secondo triennio del suo episcopato fu dedicato alla “nostra responsabilità per la giustizia, la pace e la salva­guardia del creato”. Ecco, qui si usciva dal contesto ecclesiale per mescolarsi al mondo circostante. Giustizia, pace, salvaguardia dell’ambiente sono temi che necessitano di un osservatorio e di un impegno permanente. Il triennio si concluse con la pubblicazione della famosa lettera pastorale “Ricordatevi dei cinque pani… Il nostro impegno per l’uomo e il creato. Lettera pastorale da completare nelle comunità”. Dopo questo “porre le basi” l’attività diocesana sarebbe continuata di anno in anno, con lo stile dei “piccoli passi”, sviluppando singoli argomenti (la famiglia, i giovani, la spiritualità, i temi legati alla preparazione del grande Giubileo del 2000, le vocazioni, la domenica…). Importanti, nel 1996, le iniziative per i 200 anni della consacrazione del Tirolo al S. Cuore, tese a sottrarre questo tema alla politica etnica e ai nazionalismi antistorici.

“Syn” ha significato anche, dopo gli anni dell’indifferenza, ricominciare a guardare verso Innsbruck e verso Trento. In particolare con l’arcidiocesi tridentina si sono intensificati i rapporti a vari livelli: nella pastorale familiare, ad esempio, nella collaborazione tra i mass media diocesani, oppure a livello degli studi teologici. Ma soprattutto sono nati e si sono intensificati quei rapporti interpersonali che vanno al di là delle relazioni gerarchiche e istituzionali.

Nel novembre 2003 il vescovo pubblicò un “Alfabeto sociale per la diocesi di Bolzano-Bressanone”. È, in più punti, un compendio del suo pensiero e delle sue aspirazioni. Alla voce “dialogo” si legge: “L’incontro con altri uomini di popoli e gruppi etnici diversi presuppone la disponibilità al dialogo, la capacità d’immedesimazione, il coraggio di un confronto spirituale e religioso, il rispetto e la compassione per le storie di vita e sofferenza umane. Grazie al confronto spirituale ci si apre alla verità che per noi cristiani è sempre collegata con la persona di Gesù. Il dialogo può risultare più facile se le parti a confronto conoscono bene la propria cultura e religione. Nella nostra regione abbiamo raccolto diverse esperienze di dialogo tra gruppi linguistici diversi. Continuare a curare queste forme di incontro così come promuovere la disponibilità al dialogo rimane per noi tutti un grande compito. La Chiesa locale dovrebbe proprio essere una scuola di dialogo tra gruppi linguistici diversi”.

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