Caritas – 7.2018
I giovani non appartengono a un mondo parallelo rispetto alle altre persone. Sono uomini e donne che camminano come tutti gli altri. Forse c’è una piccola differenza: i giovani (per lo più) sanno di essere in cammino, mentre alcuni adulti (non certo tutti) sono convinti di essere già arrivati a una qualche meta. Così hanno smesso di crescere.
I giovani hanno fame? Se intendiamo la fame fisica, alle nostre latitudini direi di no. Semmai in paesi lontani. Noi, nel complesso (ma ci sono delle eccezioni), abbiamo invece troppo da mangiare. Siamo attori, spesso passivi, della società dei consumi e degli sprechi. Abbiamo la pancia piena e ciononostante non stiamo bene. Non siamo “felici” o, come scrive Matteo, “beati”. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.

Nella sua Lettera ai giovani (che trovate alle pagine web http://www.bzbx.net/letterapastoralegiovani o http://www.bz-bx.net/jugendhirtenbrief) il vescovo di Bolzano-Bressanone Ivo Muser invita ad aprire gli occhi sulle situazioni ingiuste. “Se ampliamo lo sguardo al di là delle nostre case per guardare il mondo intero proviamo, a volte, un senso di disperazione: frontiere indurite dal tempo dividono i popoli; uomini, donne, bambini vivono in situazioni di dolore e di necessità indicibili; molti restano senza una patria, diventando stranieri ‘per sempre’ e ‘ovunque’. Catastrofi ambientali e danni climatici sono all’ordine del giorno. Sentiamo parlare di terrorismo, violenza e corruzione, ma tutto questo non avviene soltanto lontano da noi, da qualche parte sul nostro pianeta, ma accade anche vicino a noi e tra di noi”. In tali momenti, continua il vescovo Ivo, “non mi meraviglia che i giovani gettino la spugna e si arrendano di fronte alla mancanza di prospettive”.
Gettare la spugna? No di certo: “Ascoltandovi”, scrive il vescovo, “ho percepito anche il vostro profondo desiderio e la vostra decisa volontà che vi spingono a desiderare un cambiamento, a desiderare un mondo migliore. Ciò mi riempie di speranza e per questo vi dico: Abbiate coraggio! Osate! Siate voi la chiave del cambiamento! Non concedete spazio nel vostro cuore alla disperazione, non permettete che la rassegnazione abbia in voi il sopravvento! Al contrario: fatevi forza! Fate il primo passo proprio ora! In ogni luogo del mondo e anche nella nostra terra non mancano esempi di come tanti piccoli primi passi possano cambiare il mondo ed aprirlo ad una nuova realtà”.
Avere fame e sete della giustizia non vuole dire che siamo in grado di capovolgere le situazioni ingiuste da un giorno all’altro. Non è il risultato (immediato) che ci rende felici, “beati”, ma è la scelta di camminare sempre, ogni giorno, nelle piccole e grandi decisioni quotidiane, in direzione del Bene. Avere il Bene come orizzonte, significa sperimentare come quell’orizzonte, che mai raggiungiamo, dia senso alle cose e alla nostra vita.
Avere il Bene come orizzonte vuol dire lavorare (nella scuola, nella professione, nella famiglia, nella comunità) per il “bene comune”, ovvero per il bene di tutti e di ciascuno. La via che conduce al Bene (e al bene comune) è ciò che chiamiamo “amore”, “amare”, ovvero: “voler bene”. Volere il bene dell’altro: è questa la chiave della propria e dell’altrui felicità (nessuno è felice da solo). La fame di senso che hanno i giovani e che ha ogni altra persona è saziata solamente dal “voler bene”. Volere il bene di tutti e di ciascuno.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia (del Bene), perché saranno saziati.