Vita Trentina – 15.4.2018
Bolzano – È tornato ai suoi lettori Il Segno, dopo alcuni mesi di interruzione delle pubblicazioni. Uscirà d’ora in poi a cadenza mensile e non più settimanale, allegato al quotidiano Alto Adige. Questa la scelta che è stata fatta dalla diocesi di Bolzano-Bressanone, in attesa che maturino le condizioni, nell’ottica del Sinodo (cfr. documento programmatico “Chiesa e società”, n. 60) per l’adozione di mezzi di comunicazione multilingui.
Il Segno fu fondato nel 1965, all’indomani della nascita della diocesi, su iniziativa del vescovo Joseph Gargitter, affidato alla direzione di don Giorgio Cristofolini, che diresse il settimanale fino alla sua morte, nel settembre del 1993.
La diocesi altoatesina è proprietaria e editrice del giornale e, annuncia, “rinnoverà l’appuntamento ogni primo mercoledì del mese, sempre in abbinata al giornale quotidiano. L’impegno del mensile diretto da Paolo Ferrari, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, è quello di proporsi con la passione competente e la professionalità che hanno contraddistinto Il Segno in questi anni, nel solco della strada tracciata dal suo storico direttore don Giorgio”.
Al nuovo direttore, cui va l’augurio di buon lavoro, abbiamo posto alcune domande.
Il segno questa settimana ritorna ai suoi lettori. Sarà un Segno “diverso”?
Sarà diverso sul piano per così dire tecnico, considerate la periodicità mensile, il formato tabloid, la nuova veste grafica e l’uscita in abbinata con il quotidiano Alto Adige ogni primo mercoledì del mese. Sul piano dei contenuti il mensile diocesano rinnova il suo impegno a raccontare ciò che avviene nella Chiesa di Bolzano-Bressanone e si mette a disposizione di tutta la comunità.

Qual è il ruolo di questa pubblicazione nel contesto della comunicazione diocesana?
Come gli altri mezzi di comunicazione sociale, è uno strumento pastorale per informare e sensibilizzare sulla realtà della vita ecclesiale e sui fondamenti evangelici. Senza dimenticare che il giornale è il grande esempio di ciò che corrisponde al tratto caratteristico dell’informazione diocesana: l’attenzione alla persona.
In quali forme è possibile promuovere una forma di comunicazione che raggiunga in modo unitario tutti i gruppi linguistici in cui si articola la comunità diocesana?
La comunicazione diocesana in Alto Adige è storicamente una grande occasione per contribuire a rafforzare il senso di comunità: attraverso la proposta di buone storie e buone pratiche ma anche individuando e evidenziando gli elementi che uniscono e non quelli di divisione. Il Segno si è sempre mosso in questo solco: essere strumento di dialogo, che invita il lettore a ragionare e a confrontarsi.
Quali sono i temi trattati dal primo numero del “nuovo Segno”?
In primo piano, nel mese dedicato alle vocazioni, c’è la situazione del clero nella diocesi di Bolzano-Bressanone fotografata dal vicario episcopale don Michele Tomasi. Ampio spazio trovano anche diversi contributi esterni su temi di attualità come il biotestamento, l’accoglienza dei migranti, il dialogo interreligioso.