Fare il bene ci fa bene

Il Segno – 11.4.2018

Assumersi le proprie responsabilità fa bene. Possiamo riassumere così quanto è emerso dall’indagine promossa dell’Osservatorio della Caritas diocesana che ha coinvolto i sindaci dei Comuni nei quali in questi anni sono sorte case di accoglienza per le persone in fuga da guerre e povertà. Interessanti i risultati e le reazioni ai risultati.

Proviamo a ricordare il clima del 2015. A seguito del grande afflusso di profughi, nei paesi dell’Alto Adige si aprirono centri per dare ospitalità alle persone richiedenti asilo. In un primo tempo emersero tra la gente le paure e i pregiudizi. Come è cambiata l’opinione pubblica dopo due anni e mezzo secondo i sindaci di quei paesi? Allora prevaleva un atteggiamento negativo. Ora l’opinione pubblica è cambiata in senso più positivo secondo l’opinione di oltre due terzi dei rappresentanti comunali. Solo per uno dei primi cittadini c’è stato un peggioramento della situazione. Le paure e i pregiudizi sono decisamente diminuiti (55,6 per cento) o rimasti uguali (38,9 per cento). In tutti i Comuni c’è stata una partecipazione della comunità attraverso il volontariato. E soprattutto: la presenza delle persone richiedenti asilo, nella maggior parte dei casi, ha influenzato positivamente la vita sociale e la disponibilità delle persone a darsi da fare per gli altri. Ecco, questo è lo stile Caritas: non solo offrire servizi e gestire strutture, ma soprattutto promuovere la solidarietà nella comunità. Operare affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità verso i fratelli, siano essi profughi, anziani soli, giovani bisognosi di orientamento, persone malate, carcerate, indebitate, marginalizzate da un sistema che si fonda, dice il papa, sulla “inequità”.

I Comuni in cui finora sono stati accolti i rifugiati sono ventuno (da qualche settimana aumentati per via dei progetti Sprar). I primi cittadini che hanno risposto al questionario dell’Osservatorio Caritas sono diciotto. Un campione molto attendibile, dunque. Alla domanda finale – “Come valuta complessivamente la presenza della casa di accoglienza nel Comune?” – in dodici hanno detto che “i vantaggi e le opportunità prevalgono”, solo uno ritiene che predominino “svantaggi e rischi”, gli altri non si ritengono in grado di fare una valutazione.

Il sondaggio dimostra che la salute civile di una società si misura dalla capacità di includere e di integrare le persone. Chiunque si chiude in se stesso è destinato all’infelicità. Chi invece si apre all’altro, in modo intelligente, ne resta arricchito.

Ai risultati qualche politico locale ha reagito con timore, qualche altro con rabbia. La realtà raccontata per quello che è minaccia la sussistenza del pregiudizio su cui si fonda quella propaganda populistica che fa trionfare i partiti xenofobi, nazionalisti, antieuropeisti. A chi costruisce ad arte paura e insicurezza non piace che gli si tolga la maschera.

Anche il mondo dell’informazione ha colto solo in parte il messaggio lanciato, inconsapevolmente, dai sindaci altoatesini. Il bene non fa notizia. “Credo ci sia bisogno – dice papa Francesco – di spezzare il circolo vizioso dell’angoscia e arginare la spirale della paura, frutto dell’abitudine a fissare l’attenzione sulle cattive notizie”. Attenzione, infatti: “In un sistema comunicativo dove vale la logica che una buona notizia non fa presa e dunque non è una notizia, e dove il dramma del dolore e il mistero del male vengono facilmente spettacolarizzati, si può essere tentati di anestetizzare la coscienza o di scivolare nella disperazione”.

“Fare bene” e “bene dire” fanno “stare bene” e guardare con fiducia al presente e al futuro.

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